Il fascio del faro esplorava l’intrico dei cespugli

Il fascio del faro esplorava l'intrico dei cespugli

Fece qualche passo verso la prateria, s’arrestò tenendo in mano il cappello, quasi a supplicare l’oscurità in cui era immersa ogni cosa, e restò immobile a lungo.
Quando si voltò per tornare sentì il treno. Si fermò ad aspettarlo. Lo avvertiva sotto i piedi. Fischiando e sbuffando in lontananza, il treno sbucò da est come un irriverente satellite del sole che stava per nascere. Il lungo fascio dell’unico faro esplorava l’intrico dei cespugli di mesquite, faceva emergere nella notte lo steccato diritto e senza fine che costeggiava i binari e di nuovo risucchiava nel buio miglia e miglia di fili e paletti lasciandosi dietro il frastuono insistente e il fumo della caldaia a vapore che si sfrangiava lento nell’incerto chiarore del nuovo giorno. Lui, immobile col cappello in mano, sentì la terra tremare e seguì il treno con
lo sguardo finché non lo vide svanire. Poi si voltò e tornò verso casa. (Cormac McCarthy, Cavalli Selvaggi)

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