E venne Pasqua e con lei… l’Inverno!

E venne Pasqua e con lei... l'Inverno!

E fu così che venne Pasqua, o meglio che hanno avuto inizio le vacanze pasquali. Pertanto oggi di buon mattino caricata la moto di tutto punto tra abiti per il cambio stagione e regali da riportare prendo la via di casa. A dire il vero prima ho dovuto trovare posto sull’autobus, era pieno di masserizie!

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Vento teso e sostenuto che si trasforma in raffiche fastidiose sui cavalcavia della A24 tra Tivoli e Tagliacozzo. Poi la discesa e gli occhi si riempiono di meraviglia quando compare il profilo del Monte Velino avvolto in parte da nuvole bianche che lo stanno ammantando di neve. Il forte vento ha eliminato ogni più piccola particella di umidità dall’aria e la montagna si erge imponente a sovrastare lo stretto budello dove scorre l’autostrada. Una volta mi fermai in questo punto per delle foto, ma non oso ripetere il pericoloso esperimento aspetto di aver terminato la discesa mentre decido di dirigermi verso l’Aquila, allungando così il mio tragitto di rientro, per sostare poco dopo il bivio di Torano nella corsia di emergenza arrampicarmi sulla scarpata dentro la quale si trova la carreggiata e scattare così alcune foto

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Riprendo la strada, il vento si fa sempre più forte e per fortuna le gallerie danno riposo ai muscoli delle braccia e del collo. Oramai ho superato L’Aquila sono intenzionato ad uscire ad Assergi e provare ad andare verso il Lago di Campotosto facendo tappa nella piccola chiesa di San Pietro della Ienca luogo scelto da Giovanni Paolo II per trovare silenzio lontano dalla confusione di Roma.

In fondo oggi e Giovedì Santo e non mi dispiacerebbe fermarmi una mezz’oretta lì. Ho con me nel cellulare la Missa Solemnis di Beethoven, quella che lui stesso definì la mia opera più compiuta. Ricordo che nel libretto del CD erano riportate queste parole:

“…non è più musica liturgica. Il soggetto, con la sua passionalità e grandezza, testimone di un’epoca di transizione, prende una posizione di primo piano. Anche la fede nella Chiesa non è più data per scontata. Le preghiere, ora, esprimono la lotta con Dio, la sofferenza per Dio e la sofferenza interiore e sono come i gradini di una scala alla quale l’umanità si aggrappa, tentando di afferrare Dio (…). In questo senso, la Missa Solemnis è una sconvolgente testimonianza di una fede sempre alla ricerca, che si tiene ben salda al Signore e che, nei secoli, lo riscopre attraverso la preghiera. È preghiera nel senso più profondo della parola. Ci conduce alla preghiera, ci conduce a Dio… “

Questi i buoni propositi, ma avrei dovuto sospettare al vedere strada facendo le vette più alte coperte da grossi nubi bianche che non sarebbe andato tutto liscio. Così poco prima di Assergi mi trovo di fronte a questa visione

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Il vento spinge con forza la massa delle nubi verso i piedi della montagna

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ed in breve raggiunge l’altezza alla quale si trova la strada che dovrei percorrere

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sono indeciso, corro il serio rischio di finire in mezzo ad una nevicata…. mmmmh

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Do retta alla mia vocina, che ha il timbro di quella del mio amico Frush che mi dice che sarei pazzo come un cavallo ad infilarmi li dentro e rimango in autostrada, vado per il traforo del Gran Sasso e spero di trovare bello sull’altro versante della Montagna

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Mi fermo un istante prima di imboccare il traforo, fiocchi di neve scendono tutto intorno a me

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Il lungo tunnel ha termine il cielo e grigio, pioverà… ma alle mie spalle lo spettacolo e unico nel suo genere. Se vi siete chiesti come mai questo massiccio prende il nome di Gran Sasso, guardate:

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Mi viene in mente un canto del mio popolo, è un canto semplice nel nostro dialetto, ma come le note di Beethoven queste parole di fronte ad una tale visione commuovono

So’ sajitu aju Gran Sassu,
so’ remastu ammutulitu,
me parea che passu,
passu se sajesse a j’infinitu.
son rimasto ammutolito,
mi pareva che passo,
passo Si salisse all’infinito.

Che turchinu, quante mare,
che silenzie, che bellezze,
pure Roma e j’atru mare
se vedea da quell’ardezza.
che silenzio, che bellezza,
pure Roma e l’altro mare
Si vedevan da quell’altezza.

Po’ so’ jitu alla Majella,
la muntagne è tutta ‘n fiore,
quant’è belle, quant’è belle,
pare fatta pe’ l’amore.
la montagna è tutta in fiore,
quant’è bella, quant’è bella,
Pare fatta per l’amore.

Quantu sole, quanta pace,
che malia la ciaramella,
ju pastore veja e tace
pare ju Ddiu della Majella.
che malia la ciaramella,
il pastore veglia e tace
Pare il Dio della Maiella.

Po’ so’ jitu alla marina,
e le vele colorate
co’ ju sole la mmatine
se so’ tutte ‘lluminate.
e le vele colorate
con il sole la mattina
Si son tutte illuminate.

Se recanta la passione
ju pastore alla muntagne,
ji responne ‘na canzone
dajiu mare alla campagne.
il pastore della montagna
gli risponde una canzone
Dal mare alla campagna.

 

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Le nuvole spinte dal vento scavalcano la montagna e velocemente avvolgono l’altro versante del Gran Sasso, quello nel quale ora mi trovo. Non si vede che qualche piccolissimo frammento di roccia squarciare di tanto in tanto l’enorme massa costituita di milioni di minute particelle d’acqua condensata. Quale spettacolo maestoso attende di essere riscoperto dai nostri miopi occhi, occhi stanchi.

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Penso a Cesare Pavese e alla sua poesia Lavorare Stanca che da il titolo all’intera raccolta di sue poesie. L’essere soli fiacca talmente che, a un certo punto, non “leva più gli occhi”…

Non vi riporto il testo, ma vi metto un collegamento ad un video dove questa poesia e recitata su di un flmato la cui fotografia e del grande regista russo Andrei Tarkovski

 

lo scatto finale della poesia sembra voler rimediare risolutamente alla solitudine della città.

“..Ci sarà certamente quella donna per strada/che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa”

Mi fermo per un caffè e due foto ad Isola del Gran Sasso dominata dalla presenza del Santuario dedicato a San Gabriele. Luogo spesso di ritrovo anche dei motociclisti per la rituale motobenedizione annuale. A dire il vero non amo molto questa cosa ha un non so che di sapore “superstizioso” direbbe Cicerone.

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In questa grande piazza il vecchio incontra il nuovo

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… ed io sono a favore del vecchio. Cosa v’aspettavate da un’ OLDMAN!

Non sono soddisfatto, cose belle ne ho viste ma per ora è quasi tutta autostrada. Decido pertanto di provare a percorrere una di quelle strade che farebbe imprecare la quasi totalità dei motociclisti. Credo sia la più malridotta che mi è capitato di percorrere nella mia regione. Da Castelli sale verso la località di Rigopiano e poi per Vado di Sole giunge sino alla parte più orientale della piana di Campo Imperatore. Io mi fermerò a Rigopiano su certamente nevica. Mi dirigo pertanto verso il suggestivo borgo di Castelli con la sua miriade di piccole fabbriche di ceramiche artistiche.

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Da poco superato il bivio per Castelli un cartello mi avvisa che la strada per Rigopiano è interrotta al km 13. Pas mal! Probabilmente una frana. Lo slalom sarà solo più complicato, spero che non sia tanto grave da ostruire per intero la carreggiata, tornare indietro mi seccherebbe.

Bah che dirvi la strada era interrotta ho meglio giunto ad un certo punto non ho potuto proseguire, ma certo non per colpa di una frana… a Pasqua, d’Inverno, certe cose possono accadere… in fondo in fondo una Pasqua senza la NEVE che Pasqua è!

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E va bene è andata così… a questo punto non rischio più scendo verso la vecchia statale Piceno/Aprutina che tra Scorrano e Castiglion Messer Raimondo ti regala degli spendidi panorami tra le alte colline con una buona dose di curve… non transita anima viva e me le godo facendo dondolare morbidamente a destra e a sinistra la “superpetroliera”…

Cattura

Che dirvi… ALLA PROSSIMA e per l’occasione a voi tutti

BUONA PASQUA

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