…ULTREYA!

8 Agosto. Giorno 9 di viaggio

Ci svegliamo al ticchettio della pioggia sui tetti… siamo avvolti dalle nuvole. Il proprietario dell’hotel ci dice che è l’Atlantico. E’ imprevedibile, ora è così ma potrebbe aprirsi con squarci di sole improvvisi e non duraturi.

Partiamo, evito la piccola stradina che costeggia la riva, in alcuni tratti non è asfaltata penso sia tutta un pantano a causa della pioggia che ha imperversato durante la notte. Ci perdiamo così nella nebbia tra una fitta rete di strade di campagna alla ricerca di alcuni fari che demarcano la Costa da Morte….

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…. La nebbia diviene sempre più fitta e solo all’ultimo istante vedo comparire qualche sparuta abitazione. C’è anche un’autovettura che mi precede con i fendinebbia posteriori accesi, decido di approfittarne come se fosse una safetycar, fino a dove percorre il mio stesso tragitto.

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Sono sulla strada per il faro di Cabo Tourinan che è costruito su un promontorio legato alla terra da un sottile itsmo. Dovrei avere mare a destra e sinistra, ma non si vede pressochè nulla. Quando finalmente arriviamo al faro, a dire il vero quasi ci sbatto, ci fermiamo per qualche foto. Una raffica di vento solleva di poco le nubi e vedo l’oceano sotto di me, meraviglia.

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Qui faccio il mio primo incontro con una vegetazione mai vista: bassi cespugli in parte caratterizzati da fiori viola al tatto spinosi, ma al calpestio soffici.

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Questi luoghi, la nebbia che li avvolge, la fine della terra, il Mare Oceano… Grey Havens, Mithlond! “…and so they rode down at last to Mithlond, to the Grey Havens in the long firth of Lune… …they could take ship from the Grey Havens and pass into the Uttermost West …until the Last Ship sets sail into the West”

Spesso ce ne dimentichiamo o  forse non vogliamo pensarci, ma tutti i viaggi, tutte le storie finiscono lì dove storie che non possono essere narrate da uomo alcuno iniziano…

“Addio, miei coraggiosi. La mia opera è terminata; qui, infine, sulle rive del mare, si scioglie la nostra compagnia. Non vi dirò “Non piangete”… perché non tutte le lacrime sono un male!”

Mi giro e torno indietro, non posso andare oltre, ma un bel giorno che sia domani o fra molti anni a venire tornerò e non potrò più prendere la via del ritorno dalla quale sono venuto, credo nemmeno lo vorrò più!

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Tornando così sui nostri passi grazie al vento ora l’itsmo è visibile, la strada cammina leggermente rialzata su una lingua di terra rocciosa ammantata da una bassa vegetazione con il mare che ne lambisce i due lati.

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Ci dirigiamo verso Muxìa. Ancora nebbia o nubi al livello del terreno. Superata la città arriviamo sulla punta dove è situato il santuario, uno dei luoghi simbolo del Camino del Norte per Santiago… incontriamo alcuni pellegrini che sostano nelle vicinanze. Il Santuario è avvolto da ponteggi, fervono ancora i lavori di ripristino dopo l’incendio causato da un filmine lo scorso Natale. Anche ora il vento viene in nostro aiuto sollevando le nubi. Lo sguardo può spaziare verso il Mare Oceano e Cabo Vilano posto dall’altro parte dell’insenatura e nostra prossima meta. Approfitto per qualche foto…

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Poi ripartiamo nella speranza che il vento teso allontani definitivamente le nubi, ma non è così. Il nostro arrivo al faro è di nuovo avvolto nella nebbia. Visitiamo la struttura adiacente – non si può accedere alla lanterna –  e ho l’occasione di apprendere da una giovane e molto bella ragazza che lavora nel faro l’origine del nome di questa costa: la Costa da Morte. I romani la chiamarono così poiché qui ai confini del mondo conosciuto, ogni sera, il sole viene a morire.

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Mentre lasciamo Cabo Vilano il sole fa la sua ricomparsa. Nuova meta Cabo de S. Adrian e Malpica.

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Ora che riesco a guardarmi intorno vedo il contrasto tra una natura affascinante e il suo imbarbarimento dovuto all’edilizia selvaggia dalle forme anonime… lo sfruttamento ai fini turistici da qui in poi ci fa viaggiare veloci senza altre soste. Ricomincia a piovere entro in autostrada per raggiungere prima possibile Ferrol dove pernotteremo. Una volta tanto arriviamo in albergo verso le cinque di pomeriggio così si ha modo di riposare. Per cena andiamo alla ricerca di un ristorante dove poter degustare il polpo alla gallega. Il servizio è pregievole i prezzi nella norma, il polpo? Mah, vivo in una città di mare e stranamente il pesce non è il mio cibo preferito, però se ho occasione di assagiarne di buono riconosco la squisitezza del piatto… questo mi ha lasciato del tutto indifferente…. Si va a nanna

Buona notte

9 Agosto. Giorno 10 di viaggio

Ferrol. Partiamo con un po’ di ritardo. Ugualmente mi dirigo verso il forte di San Felipe posto all’imbocco della baia… sperando che non sia un’altra delusione come Malpica. Siamo fortunati. Percorriamo una strada molto stretta che costeggia la baia attraversando una zona militare e alcuni piccoli borghi marinari. Il forte è aperto al pubblico non si paga biglietto l’ingresso è gratuito. Dentro nessuna attività turistica e non v’è traccia di lavori che ne stravolgono la natura. Non gode nemmeno di un buono stato ha l’aria di essere stato abbandonato dalla sua guarnigione da qualche anno. L’aria è suggestiva sembra di rivivere un avventura nello stile di Salgari e del suo Corsaro Nero. Mi improvviso pirata e, stringendo in mano il parafumine in cima al forte, ne dichiaro la presa. Meno male che non c’è traccia di cattivo tempo da nessuna parte e se scrivo queste note nessun fulmine a ciel sereno! Dall’altra parte della baia il Castello di San Martin che insieme al forte formavano un unico sistema di difesa al porto di Ferrol… verso nord il mare dove compare un po’ di cielo sereno. La baia è solcata da tante piccole imbarcazioni da pesca locale e tra le rocce alcuni uomini e donne raccolgono molluschi. Fuori dalle mura il cavallo è pronto alla fuga del pirata e della sua bella …. Ehm sto fantasticando un po’ troppo meglio ripartire.

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Da Ferrol ci dirigiamo direttamente a Viveiro perla turistica della costa atlantica spagnola. Le strade sono trafficate e si ripete il clichè di tanti altri luoghi… una baia splendida costellata di edifici ovunque. Il tempo non è bello, ha di nuovo ripreso a piovere pertanto decido di modificare il programma lasciare la costa e con l’Autovia puntare direttamente su Oviedo. Il vecchio borgo non è ben tenuto sarebbero necessari lavori di riqualificazione di tutta l’area. La cattedrale mostra anch’essa i segni del tempo, ma li dove sono occorsi i restauri si rivela lo splendore dell’edificio.

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Una volta all’interno ci dirigiamo verso la Camera Santa dove è custodito il sudario di Oviedo, il telo, secondo la tradizione, posto sul capo di Cristo. Non entro nel merito della questione… sono attirato dal volto.

L’incontro con il cristianesimo, ci testimoniano tutte queste tracce, è l’incontro con un fenomeno umano nel quale la passione per la scoperta del proprio volto è resa desta dallo sguardo di quell’uomo su di te e su di me.

Nella camera vi sono diversi reliquari di splendida fattura e nella stessa camera sono collocate delle statue riproducenti gli apostoli in stile romanico. Emanano un fascino unico.

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Terminata la visita alla cattedrale, pranziamo e poi ripartiamo alla volta di Cangas de Onìs.
Covadonga, il santuario degli Asturiani. La grotta accoglie i resti di Pelayo artefice nell’VIII secolo della prima vittoria sui Mori. Ufficialmente l’inizio della Reconquista. Questa gente ne va fiera, si fregiano di essere loro i veri spagnoli, l’unica popolazione della penisola iberica a non essere mai stata conquistata. Saliamo nella grotta ricavata nella roccia della montagna dove si trova una piccola cappellina  è al di sopra di una cascata. Sostiamo in preghiera poi ci rechiamo al Santuario che domina la piccola valle con le sue due torri campanarie. E’ in chiaro stile neoromanico. Sul sagrato di poco a lato la statua di Pelayo. Incontriamo un gruppo di ragazzi in abiti tradizionali con cornamuse e altri strumenti. Mentre scatto qualche foto spero intonino una nenia gaelica, ma nulla.

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Abbiamo ancora strada da fare, si riparte ripercorrendo la stessa strada che da Cangas de Onìs sale qui a Covadonga. Poi rotta verso Est e la strada si incunea in una stretta valle. E’ il tramonto e non resta che cercare l’albergo dopo un tentativo fallito che ci porta tra prati pascoli mucche e pecore riusciamo.

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Un vero motel. Siamo nel Parco dei Picchi d’Europa, il fondo della valle stretto tra tra due pareti di roccia accoglie il fiume e la strada. Il piccolo loggiato del ristorante dell’hotel è proprio al fianco della carreggiata, seduti sotto di esso alcuni clienti. Sistemiamo i bagagli e dopo una doccia ristoratrice esco a curiosare in giro mentre attendo l’ora della cena che qui in Spagna è più tardi che da noi. E’ l’ora del crepuscolo, l’asfalto bagnato dalla luce del sole si colora d’oro. Oltre la strada e il fiume due uomini con delle canne da pesca in spalla tornano. Mi dirigo verso il fiume e nascosto dagli alberi scovo un ponte sospeso che lo attraversa. Con grande timore causato dalla mia fobia del vuoto faccio qualche passo sopra, tutto incomincia fastidiosamente a ballare. L’acqua mossa dalla corrente è tutto un baluginare di riflessi, mi siedo per smorzare le ondulazioni e vincere la paura. Non ci riesco molto, le foto pertanto sono per lo più da cestinare, ma qualcuna la salvo.

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E’ il perigeo, la superluna

Elicone: Buongiorno Gaio.

Caligola: Buongiorno Elicone.

(pausa)

Elicone: Sembri affaticato.

Caligola: Ho camminato molto.

Elicone: Sì, la tua assenza è durata a lungo.

(pausa)

Caligola: Era difficile da trovare.

Elicone: Che cosa?

Caligola: Quello che volevo.

Elicone: E cosa volevi?

Caligola: La luna.

Elicone: Cosa?

Caligola: Sì, volevo la luna.

Elicone: Ah! (pausa) Per fare che?

Caligola: Ebbene!… È una delle cose che non ho.

Elicone: Certamente. E ora, è tutto a posto?

Caligola: No, non ho potuto averla.

Elicone: È seccante.

Caligola: Sì, è per questo che sono affaticato. (pausa) Elicone!

Elicone: Sì, Gaio.

Caligola: Tu pensi che io sia pazzo.

Elicone: Sai bene che io non penso mai. Sono fin troppo intelligente per pensare.

Caligola: Sì. Infine! Ma io non sono pazzo e anzi non sono mai stato così ragionevole. Semplicemente, mi sono sentito all’improvviso un bisogno di impossibile. (pausa) Le cose, così come sono, non mi sembrano soddisfacenti.

Elicone: È un’opinione abbastanza diffusa.

Caligola: È vero. Ma prima non lo sapevo. Ora, lo so. Questo mondo, così come è fatto, non è sopportabile. Ho dunque bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità, di qualcosa che sia forse insensato, ma che non sia di questo mondo.

Elicone: È un ragionamento che sta in piedi. Ma, generalmente, non lo si può sostenere fino in fondo.

Caligola: Tu non ne sai nulla. È perché non lo si sostiene mai fino in fondo che nulla è ottenuto. Ma forse basta restare logici sino alla fine. (pausa) So anche quello che pensi. Quante storie per la morte di una donna! No, non è questo. Credo di ricordarmi, è vero, che qualche giorno fa, una donna che amavo è morta. Ma cos’è l’amore? Poca cosa. Questa morte non è nulla, te lo giuro; è solamente il segno di una verità che mi rende la luna necessaria. È una verità molto semplice e molto chiara, un po’ stupida, ma difficile da scoprire e pesante da portare.

Elicone: E qual è dunque questa verità, Gaio?

Caligola: Gli uomini muoiono e non sono felici.

Su queste parole dello scrittore francese Albert Camus auguro a te, ignoto lettore, una Buona Notte

PS La cena era niente male, domani i Picchi!

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