Catedral

(Un consiglio, lettore: fai partire il video mentre leggi e guardi le foto)

Siamo in fila nel porto di Dover per prendere il traghetto che ci riporterà sulla terraferma dopo il nostro viaggio nelle Highlands. E d’improvviso fumo bianco sale dal motore. Grido sconsolato. La nostra Ruby, (una BMWF800GS), si era comportata bene finora: ci aveva portato dall’Italia alla Sassonia, terra natale di Anne, e da li fino in Scozia per poi ridiscendere tutta l’isola britannica. Lasciarci a piedi proprio qui, NO! Mi tranquillizzo quando qualche istante dopo vedo zampillare il liquido di raffreddamento dalla valvola di sfogo del tappo della vaschetta di compensazione. Ancora oggi non abbiamo scoperto ciò che non andava nella moto, ma in quelle ore la preoccupazione era di fare più strada possibile verso l’Italia senza portare il motore a temperature elevate. Fermi in un autogrill dalle parti di Arras decido di evitare una di quelle estenuanti tappe mangiachilometri e individuo Reims come meta per la notte. Il nostro Hotel non è lontano dalla Cattedrale. Mi trovo così per la seconda volta nella mia vita di viaggiatore su due ruote ai piedi di questo capolavoro fatta da uomini che seppero intrappolare la Luce con la Pietra.

 

 

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Una cattedrale, la cattedrale dei Re di Francia. Sono seduto ora alla scrivania, al mio fianco sulla parete di destra è appesa una carta geografica della Germania, lungo i confini della Bundesrepublik figurano i nomi degli stati confinanti. Qualche giorno fa quando Anne ha voluto appenderla nel leggerla mi sono stupito di come i tedeschi chiamino la Francia: Frank Reich, Regno dei Franchi. La Francia non è più un Regno da secoli. E’ stata monarchia, repubblica e impero e poi di nuovo monarchia e repubblica, ma Regno! Riavvolgo il tempo e non posso non andare ai tanti eroici re di Francia e alla loro unzione in questa cattedrale. E’ strano però che di tutte quelle solenni incoronazioni mi sia rimasta scolpita nella memoria una sola, quella di un Delfino che divenne re, ma non certo per i suoi meriti. Fu una ragazzina che riuscì a farlo  incoronare. Jeanne la Pucelle. Una Francia lacerata ed incerta, una Chiesa lacerata ed incerta trovarono la pietà nel cuore di una pastorella che indossata l’armatura, non sconfisse i nemici a colpi di spada, ma infuse speranza nel suo popolo. Jeanne divenne il vessillo della Francia. Interrogati i testimoni durante il suo processo di riabilitazione raccontarono che mentre Jeanne a Vauculeurs indossava l’armatura disse: “Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere”. Per Jeanne, la Francia non era un’astrattezza, era un popolo da amar nel momento in cui quel popolo non era capace di amarsi. Quello stesso popolo che secoli prima aveva eretto questa cattedrale. Mani di uomini. Ha scritto uno storico che la cattedrale non è un gioiello dell’arte o dell’architettura sebbene tecniche materieli e stili vi figurino a pieno titolo. La cattedrale è una storia di umanità, é la storia di un popolo che a vario titolo si coinvolse con essa.

 

 

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In una terra molto lontano da questa tra gli anni venti e trenta del secolo scorso Augustin Barrios Mancoré componeva il suo capolavoro per chitarra classica: La Catedral.  Ad ispirare l’artista la Cattedrale di Montevideo.

E’ del 1930 la sua professione di Fede che qui vi riporto in originale:

Tupa, el espiritu supremo y protector de mi tribu,
encontróme un día en el medio del bosque verdegueante,
extasiado en la contemplación de la Naturaleza.
Y dijo: “Toma esta caja misteriosa y desvela sus secretos”.
Y encerrando en ella a todas las avecillas canoras de la floresta
y las quejas dolientes del alma resignada de los vegetales,
la abbandonó en mis manos.
Toméla, obedeciendo al mandato de Tupa,
y poniendola muy cerca de mi corazón acongojado,
pase varias lunas a la vera de una fuente.
Y una noche Yacy (la Luna, nuestra madre),
reflejada en el liquido cristal, sintiendo la tristezza de mi alma india,
dióme seis rayos de plata, para descifrar con ellos sus secretos.
Y el milagro se operó:
del fondo de la caja brotó la sinfonía meravillosa
de todas las voces de la Naturaleza virgen de América.

Passo Rombo, sono a casa. Da qui si dominano cime e valli alpine. Questa mia terra, una cattedrale non fatta da mani d’uomo!

 

 

 

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