“Fossenday” (di Anne Mittag)

4^ Giornata: “Fossen”

 

Album foto: Fossenday
Partiamo di buon mattino dopo una colazione che in Italia parrebbe più un pranzo. Visto quanto costa tutto, alimenti, servizi, benzina meglio approfittare. Un paese da tombola. Mia madre ci ha detto che la gente si porta perfino i panini e le bibite per evitare di rimanere in braghe di tela. Abbiamo optato per una via di mezzo. Facciamo un pranzo “on the road” e ceniamo bene.
Stamane il cielo è più clemente. Per bene iniziare questa tappa ci dirigiamo verso ovest e raggiungiamo la prima maestosa cascata dell’Hordaland: Langfossen. Impressionante la quantità di acqua che scende da questi monti per ben 612m nell’Åkrafjord! E pensare che tutto il centro Europa anela per una sola goccia d’acqua, che contadini ed allevatori sono messi in ginocchia per l’estrema siccità di quest’estate e che nella vicina Svezia bruciano distese enormi di boschi! Qua non c’è nemmeno l’ombra di caldo e il sole si affaccia soltanto timidamente tra nuvole cariche di pioggia. Appena pochi chilometri in direzione Skare ci fermiamo davanti alla seconda cascatona, quella di Latefossen. Ormai i turisti sono svegli e c’è più gente in questi posti che sul Gra di Roma. Incontriamo anche alcuni tedeschi della Sassonia, il mio Land. Il mondo è diventato davvero piccolo. Qualche foto nel tentativo di catturare la potenza di queste acque e via. Continuiamo sulla FV13 fino ad Odda dove sostiamo per fare il pieno. Costeggiamo il fiordo, o meglio, un braccio di quest’immensa lingua di mare. Poi lasciamo la strada principale per una stradina di modesta fattura che ci porta all’attacco del sentiero per il Trolltunga. Non siamo equipaggiati per salire a piedi e non ci entusiasma nemmeno l’idea di farci un bagno di folla. A giudicare dal parcheggio stracolmo, c’era da pestarsi i piedi. Retromarcia e via, per vie meno conosciute… si passa tra muschio e felci, pietre e pini, rocce spigolose piantate lungo l’orlo della strada come guardrail e gallerie scavate nella roccia. La temperatura scende sotto i 10 gradi, il motore gira e gira e quasi sorpreso il mio pilota  che in piena estate la kappa non gli arrostisca glutei e cosce.
Guidiamo lungo la strada del Tyssedal. Beh, un nome per chi di voi frequente IKEA ma per tutti gli altri questo villaggio di appena 700 abitanti sarà sconosciuto. Leggendo qualche riga sulla sua vicenda nel corso dei secoli, scopro che questo luogo ha operato una sua fusione culturale quale frutto dell’integrazione di migrati del ovest fino a creare una specie di Koiné norvegese. Da queste parti è pure situato uno stabilimento di fonderia per la produzione di alluminio.
Si prosegue per gallerie e strettoie, tra camper e camion. Sono molti gli stand (stile ambulanti) in cui la gente del luogo vende lungo la strada i frutti di stagione: mirtilli, lamponi, prugne e ciliegie. Tutte queste postazioni mobili sono rigorosamente fornite con una cassa della fiducia. Prendi quello che vuoi e getti i soldi corrispondenti in una scatoletta o in un salvadanaio. E perché uno dovrebbe prendere senza pagare il dovuto? Sì, siamo su un altro pianeta e bisogna girare le campagne più recondite della Germania dell’Est per trovare ancora cose del genere. La stessa cosa vale per il rapporto con l’ambiente in generale. Mica trovi dei cassonetti nei paesi; raramente si vede un cestino in luoghi pubblici. Chi ha roba da buttar via, la butti a casa sua!
In prossimità dell’Hardangerbrua finiamo in un tunnel da fantascienza. Non solo è illuminato come se facesse parti di un set di Star Wars o cosa del genere, ma ha addirittura un rondò sotterraneo! Abbandoniamo poi la 13 per la 7 e ci avventuriamo per alcuni chilometri sull’Hardangervegen verso Oslo. Non mancha il tempo per una breve sosta fotografica e per uno scatto alla nave che naviga lungo l’Eidfjord. Pranziamo con dei panini di due giorni fa mentre alcune capre che a loro volta mangiano felici e contenti sul tetto di un bar. La rimessa in careggiata è lenta, oggi, ma attribuiamo quest’effetto alla mancanza di caffeina in quello che i Norvegesi chiamano caffè. Acqua sporca, bibitone, bevanda calda scura, ma non c’entra nulla con un buon Espresso. Per carità, già non tramonta quasi mai il sole in questi mesi e stare svegli oltre il dovuto forse è considerata una punizione.
Prendiamo una piccola deviazione rocciosa (la vecchia strada, oggi ostituita da un tunnel) con tanto di ponte in pietra finale. La strada ci fa arrivare a Voringfossen, spettacolare cascata che si getta in un baratro al di sotto di noi. Ancora pioggia, “alle spalle e di fronte mi circondi, e poni su di me la tua mano”. Imbocchiamo una stradina sterrata per il parco di Hardangervidda. Accidenti che paesaggio da West con tanto di tenda indiana e prateria. Seguiamo il fiuto del pilota e proseguiamo tra cani Husky e ranch americani… facciamo inversione solo quando arriviamo in un grande parcheggio per camper; la sbarra ci impedisce di andare oltre e non è il caso di fare i pratolini in terra straniera. Ripercorriamo i 10 chilometri della sterrata attraversando di nuovo questo Wild West norvegese, e siamo di nuovo sotto la pioggia, Questa volte nel tunnel sotterraneo alla rotonda fantascientifica prendiamo in direzione Voss e attraversiamo l’Hardangerbrua. Il Garmin ci manda ancora una voltaper frasche ma ci regala l’ultima delle cascate di questo Fossenday: la Skjaevsfossen. Bagnati per bagnati, ci fermiamo pure per metterci sotto! Avanti marsch, non è finita, però. Precediamo, ormai navigando a vista sul Bordasvegen per il Rongastovo. In questo fazzoletto di terra perfino il GPS non funziona più e ci affidiamo a cartelli scritti a mano che ci portano a destinazione, dopo averci fatto passare per trattorie e foreste, per campi e prati. Finalmente troviamo la casa e anche una cena. Lasagna Buitoni e insalatina della mamma. Il dopo cena si rivela più interessante: seduti sul divano a chiacchierare con il titolare ed una coppia di ospiti olandesi ci viene offerto un bel bicchiere di Wiskey scozzese. Una buona medicina contro l’umido patito oggi e una terapia che abbatte ogni barriera linguistica. Le parole oltre le regole di ogni grammatica e lingua. Un posto bello, rustico e accogliente. Anche la moto trova un tetto questa notte e finalmente la sella potrà asciugarsi.

Album foto: Fossenday

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