I think to myself what a wonderful world

Album Foto: I think to myself what a wonderful world

Un viaggio è fatto da un’andata e un ritorno. Lo sapeva bene il Prof. J.R.R.Tolkien quando scrisse il primo dei suoi racconti: Lo hobbit. Il sottotitolo di questa storia è infatti: There and Back Again (Andata e Ritorno). A farla da padrone nelle grandi storie di viaggio è sempre l’andata, il ritorno vede i protagonisti giungere in poche righe a casa senza alcuna avventura. Così a tarda sera guardavo l’atlante alla ricerca della strada che ci avrebbe riportati a sud, negli Abruzzoland. Da Kristiansund tramite la 70 ci saremmo riagganciati alla strada per Lillehammer all’altezza di Opdal e poi da lì giù con la 4 fino a Oslo, ancora incerti se ritornare con il traghetto in Danimarca o scendere fino a Malmo per attraversare l’Oresund sull’omonimo ponte. Ma prima di impostare l’unico punto di arrivo sul navigatore ho voluto dare un ultimo sguardo a ciò che aveva da offrire la Norvegia continentale. E così abbiamo deciso per una piccola deviazione: percorrere la Rondanevegen che aggira il Parco Nazionale Rondane. E si se verrete mai in Norvegia vi accorgerete che i parchi non sono attraversati da strade, ma che le strade panoramiche ne percorrono i confini. Non mi illudevo di trovare chissà cosa. La strada da Kristiansund ad Opdal ci aveva portati in un lungo fondovalle molto simile alle valli delle Prealpi. Verde, ancora verde, taaanto verde! Ma alcuni chilometri prima di abbandonare la strada principale per la FV29 che si allacia alla FV27, la Rondanevegen, all’altezza di Hjerkinn il paesaggio è cambiato di colpo. Scomparsi boschi e prati ci siamo trovati in un altopiano circondato da montagne e caratterizzato dai colori della prateria. Mi sembrava di essere a casa, su uno di quei piccoli altopiani dell’Appennino che spesso hanno fatto da sfondo al cinema. Un “mio west” made in Norge. Abbandonata la strada alla prima occasione siamo saliti su un punto panoramico per dominare con la vista l’insieme. Eravamo impietriti per l’emozione di trovarci davanti un paesaggio tanto inatteso quanto amato! E così dopo aver giocato ai cowboy con la moto a far la parte di Furia cavallo del West per qualche scatto divertente,  abbiamo proseguito in direzione Rondane. Furia, proprio le si addicerebbe questo nome vista la potenza che scatena il suo motore una volta superati i 5000 giri.

Aggiungo una nota personale: il mondo delle maxienduro ha visto crescere cilindrata e potenza e ahimè pesi di queste moto. Da esperto conducente sono convinto non ce ne fosse alcun bisogno e sono altrattanto contento che i costruttori abbiano deciso recentemente di affiancare a queste moto superdotate delle cilindrate più “piccole” decisamente più versatili per chi come me ama viaggiare a tutto tondo. La nostra Mazinga è davvero una sorta di Dottor Jekill/Mr Hyde: uno scooterone da passeggio finche elettronica e gas li si usa con parsimonia, una “bestia” se le si lasciano sciolte le redini.

Delle strade percorse: la FV 29, la FV 27 (la Rondane) che abbiamo lasciato anzitempo per raggiungere una piccola strada locale, la fv 634 proprio la Rondane ci è risultata anonima mostrandoci gli stessi paesaggi della mattina anche se Anne ha colto l’occasione in un’area di servizio per incrementare il suo prezioso bottino micologico (vor di: FUNGHI) da portare in Italia me che evrebbero subito una tragica fine.

Torniamo a questo strano West norvegese. Ricordo da ragazzino, quando al catechismo si faceva sul serio, il vecchio padre Mario Ricci che  dopo averci parlato di cose per noi asdruse ci portava tutti nella sala cinematografica parrocchiale a vedere i film della coppia Bud Spencer-Terence Hill e li di sberle ne volavano sia sullo schermo che in sala. Il buon padre non si faceva problemi a far uso di un sonoro ceffone per riportare a comportamenti degni della natura umana quelli di noi più irrequieti; il tutto avveniva con la santa benedizione dei genitori. Ad attrarmi però, più che le scazzottate del simpatico duo, erano i paesaggi. In americano li chiamano Landscape ed io che ignoro la loro lingua sono portato a tradurre: lì dove la terra fugge oltre l’orizzonte. Diventato grande avrei scoperto che alcuni di quei luoghi erano vicini alla mia città natale e ho incominciato a frequentarli. Da allora non ho più smesso, quello è Il mio West! Trovarlo qui, su questa strada, a molte miglia di distanza da casa mia è stata una delle gioie più belle del viaggio… e le foto scattate da Anne ve lo raccontano assai bene che io non potrò mai fare scrivendo. Se siete TEXiani come me capirete.

Scendere a Ringebu, dove si trova un’altra affascinante Stavkirke è veloce e veloce è raggiungere Lillehammer dove ci siamo fermati per la notte. Da lì la discesa prima ad Oslo sotto una pioggia battente e poi fino a Malmo dentro un’afa fastidiosa non è degna di racconto. Resta la strana ebrezza nell’attraversare l’Oresundbron. E’ un tratto stradale per lo più su un lungo ponte e in parte sotterraneo che collega Malmo a Copenaghen. Si viaggia sul mare. La mia sensazione è stata che è meglio qui che sui miseri 8 chilometri della strada atlantica norvegese. Non è l’Oceano, ma almeno sul mare ci camminate per un po’!
Cara Norvegia, non sei la mia terra, ma lo sei stata per 7 giorni. Io non appartengo a te come non appartengo a nessuna terra, ma sono felice di averti incontrata perchè come Louis Armstrong ci ha magistralmente insegnato: I think to my self what a wonderful world!

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