Introduzione. A proposito di Gilgamesh

 

Link ad album: October, 23… Road

 

Se alcuni anni or sono mi avessero detto che quale rigenerato Gilgamesh sarei giunto ai confini del mondo, non avrei sarcasticamente riso del mio interlocutore, mi sarei semplicemente chiesto che voleva dire e chi era mai Gilgamesh. A dirla tutta ci fu una volta che un tizio incontrato sulla stazione ferroviaria di Ancona mi disse che il mio stare al mondo gli ricordava Parsifal. Almeno questo nome allora lo conoscevo, ma cosa aveva mai fatto Parsifal da diventare famoso e essere da me conosciuto come personaggio leggendario della letteratura medievale, mi era ignoto.

Ora però non confondiamo le storie, anche se tutte le storie raccontano una ed una sola storia. Torniamo allo sconosciuto nome di Gilgamesh

“Proclamerò al mondo le imprese di Gilgamesh, l’uomo a cui erano note tutte le cose, il re che conobbe i paesi del mondo. Era saggio vide misteri e conobbe cose segrete; un racconto egli ci recò dei giorni prima del Diluvio. Fece un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica; quando ritornò si riposò, su una pietra l’intera storia incise”

Inizia così L’epopea di Gilgamesh, miscuglio di avventura, morale e tragedia alla ricerca di una uscita dalla condizione umana della mortalità. Questo lo avrei appreso nel corse dei miei anni quando per una di quelle inaspettate circostanze che ti portano lontano da casa sarei finito col fare l’insegnante.

E si la mia indole irrequieta si era manifestata sin da piccolo attraverso una sempre maggior frequentazione di Avventure fatte di carta ed inchiostro o di celluloide che si accompagnava ad un’anima girovaga su due ruote a pedali. Poi si cresce e certe cose per la frenetica vita quotidiana fatta di impegni vengono messe da parte come vecchi giocattoli di un’età che non torna più. Le cose ingialliscono si impolverano diventano vecchie e lo sguardo estasiato che prima si fermava ore davanti a loro, porte aperte verso spazi sconfinati, ora distrattamente scivola via. Sembra che siamo destinati ad invecchiare. Ma non è sempre così.

Alcuni dicono che accade all’improvviso: ti accorgi che tutto quello che hai conquistato faticosamente giorno per giorno non ti dice più nulla. Beh a me non è che sia andata proprio così. Direi piuttosto che mi accorsi che se fossi rimasto lì dov’ero non avrei potuto aggiungere nulla di nuovo a quello che avevo fatto. Dovevo andare altrove. Così da assistente del Direttore Amministrativo di una azienda finii tra i banchi di scuola. Passare dalla redazione di un bilancio a raccontare storie a degli adolescenti potrebbe di per se già essere singolare, qualcuno mi diede del “folle” e se voglio essere buono nell’intendere questo come complimento: dell’avventuriero. Non fu questa la sola cosa che mi successe. Per poter esercitare la mia nuova professione dovevo spostarmi settimanalmente dall’Adriatico al Tirreno attraversando quella parte di Appennino che storicamente è la più ostica perché la più montuosa e selvaggia. Per secoli aveva tenute isolate le popolazioni che l’abitavano e solo l’urbanizzazione dell’Italia pian pianino la fece uscire dall’isolamento; con la costruzione delle autostrade a24/25 questo isolamento era definitivamente spezzato. A dire il vero la vicinanza di Roma e dell’allora fucina cinematografica di Cinecittà aveva già puntato i riflettori su questi luoghi remoti utilizzandoli come esterni per le riprese di film. Cito solo per i curiosi Il ritorno di Don Camillo, Lo chiamavano Trinità, Il nome della Rosa.

Viaggiare tra Pescara e Roma era in quel primo anno un’avventura di per se. Le finanze languivano dopo il mio abbandono di un posto di lavoro molto remunerativo, così decisi di farlo in economia usando il treno. Salire a Pescara ed arrivare cinque sei ore dopo a Roma è una sorta di viaggio nel tempo a ritroso. La linea ferroviaria voluta in altri tempi allo scopo di collegare molti dei paesi dell’entroterra per toglierli dal loro isolamento finì col privarli della loro stessa popolazione che decise di andarsene altrove. Oggi non essendo intervenuta nessun altra opera ferroviaria a collegare le due sponde della penisola tra Abruzzo e Lazio essa si arrampica come un tempo fino a raggiungere paesi quasi spettrali che d’inverno con le loro luci dentro una distesa sconfinata di bianco possono essere scambiati più per un set di un presepe vivente che per località montane dove godere degli agi della società dei consumi. Questi miei viaggi subirono un po’ tutte le vicende dei treni regionali italiani con il fattore singolare che se si rompeva la locomotiva ci fermavamo tra due mura di neve in attesa che qualcuno venisse a recuperarci passata la tormenta. Non vi sto a raccontare le ore passate sulle vecchie stazioni ormai in disuso ad attendere che fossero dei pulman sostitutivi a venirci a raccogliere. Per la prima volta nella mia vita ho fatto l’esperienza non solo della polmonite ma di ogni acciacco possibile alle vie respiratorie. A quel punto decisi di chiudere col treno e di ricorrere al pulmann. La linea Pescara Roma oggigiorno ha tante di quelle corse che ve n’è quasi una ogni ora. Il pulmann. Lo avete mai usato? E’ insopportabile con il continuo chiacchiericcio della gente al telefono cellulare o l’assordante uso delle cuffie dei dispositivi portatili per cui ti tocca sentire un gracchiare di sottofondo per tutto il viaggio. Poi quei posti stretti che sono un’autentica tortura per le mie lunghe gambe. Ma c’era una cosa che trovai insopportabile. Un’invenzione della società nata comoda: l’aria condizionata. Un caldo da equatore in pieno inverno mentre fuori nevica, un freddo polare d’estate mentre sempre fuori la gente gira maglietta shorts e infradito. Mi sono ammalato più volte in quegli anni che in tutto il resto della mia vita. Così ancora una volta dissi: basta! A dirlo fu facile, ma ora come la mettevo? Come ci andavo a casa da Roma? Guardavo fuori dalla finestra di un microscopico appartamento sito al primo piano di un centro caritas. Nel cortile sotto una tettoia c’era la mia BMW 1200 GS Adventure, era il 2008. Per fortuna le mie finanze per quanto mai tornate ai fasti di un tempo erano lievitate dai primi anni romani e un’inaspettata eredità da una lontana zia mi aveva permesso di acquistare la Bemmie! Ero un orgoglioso possessore di questa superpetroliera su due ruote: 32 litri di serbatoio, uno sproposito per una moto. La guardavo e sognavo strade e ancora strade e fu così che mi ritrovai per strada con zero gradi e nelle valigie i panni sporchi ed i libri da Roma a Pescara e i panni puliti e i libri da Pescara a Roma. All’epoca non avevo ne lavatrice ne scaffali, ma solo un tavolo che fungeva un po da tutto.
Per strada e che strada! Guardavo il mondo non più da dentro un treno o un pulman vedendo scorrere i paesaggi come in un documentario della TV. Sentivo respirare il mondo ed io respiravo con Lui. Senza accorgermene avevo fatto un balzo dalla mia comoda poltrona al centro della platea direttamente sul palcoscenico.

Quello che vedrete qui e nei prossimi post (il link all’album foto è alla fine dell’articolo) è solo ciò che prima io poi la mia adorata moglie siamo riusciti a catturare con una macchina fotografica. Forse susciterà in voi stupore e curiosità. Per me questo è la mia Terra!

Ops, quasi dimenticavo. E Gilgamesh rigenerato? Gilgamesh e Ulisse, Enea, Parsifal, Dante, Bilbo e Frodo e tanti tantissimi altri sono io. In tutti questi anni di andare e venire ho scoperto che quell’irrequietezza che da ragazzino mi portava ad esplorare con la bici la mia città fino a varcarne i confini mi rendeva simile a tutti loro. Essa è sempre dimorata dentro l’uomo fino dai tempi più remoti quando si eresse sulle sue gambe e incominciò ad andare contemplando le meraviglie del mondo e la volta celeste.

5 Pensieri su &Idquo;Introduzione. A proposito di Gilgamesh

  1. Quando qualche anno fa lo studiavo a scuola, ancora ingenua studentessa mi chiedevo a cosa servisse questa storia.. senza pensare al profondo significato che oggi con più consapevolezza riesco a capire. Grazie. Mi segua se Le piace il mio blog!

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