Capitolo 1. Motorbike & Camera

 

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Qui dove abito, nella città che un tempo meritò il soprannome di eterna, c’è un’abitudine destinata più ai turisti che ai residenti. Ogni anno con molto anticipo, ma proprio molto, si stampano calendari con delle foto magnifiche. Opere d’arte, vedute della città, monumenti, scorci e gatti! Si gatti… come sia nato il legame tra Roma ed i gatti io non lo so. Nel doppiaggio italiano del film di animazione della Disney Gli Aristogatti il rosso gatto che vive nelle banlieu di Parigi dal nome di origine irlandese Thomas O’Malley venne tradotto in italiano con Romeo, er mejo del colosseo! Sono certo quindi che molto prima della mia venuta in questa città i gatti avevano inspiegabilmente sostituito ogni sorta di pericoloso felino in quello che restava dell’arena dell’Anfiteatro Flavio. Dei lupi, simbolo di Roma dalla sua fondazione, qualche eco giungeva solo dalla curva Sud dell’Olimpico. Poi tutti scoprimmo che erano  arrivati i cinghiali, ma qui non ci interessa. Misteri delle vita! Ad ogni modo quelle foto sono sempre state e lo sono tuttora magnifiche da desiderare di avere appeso alla parete di casa uno di quei calendari. Io però non mi rassegnavo ne ai monumenti ed alle opere d’arte che avrei potuto vedere in originale semplicemente facendo due passi fuori casa ne ai gatti. Così qualche anno or sono mi venne in mente di farmelo da solo un bel calendario. Di foto belle ne avevo davvero tante e me le ero procurato osando ogni oltre possibile immaginazione o follia come la chiamò un poliziotto della stradale che incontrai nell’area di servizio di Torano. Vedendomi arrivare con la moto mi fermò e mi disse: ma si è accorto che ci sono -3 gradi? Si. E non sente freddo? Si tanto. Scusi ma lei deve avere un pizzico di follia nel suo DNA che probabilmente tradotto voleva dire che mi mancava qualche rotella.
Insomma i miei trasferimenti da Lavoro a Casa e da Casa a Lavoro su due ruote sulle quali ero finito per le vicende che vi ho già raccontato avevano nel frattempo subito un’evoluzione. Non più motociclettaro ognitempo, tipo quegli aeroplani militari che sono capaci di volare in qualsiasi condizioni meteo ma anche fotografo. Come era successo anche qui stento quasi a crederlo. Non ho mai posseduto una macchina fotografica prima dei 40anni. Non sentivo la necessità di fare alcuna foto che mi ricordasse quello che avevo visto o i momenti della mia vita. Al più se andavo in un posto bellissimo mi spedivo una cartolina. Una sera ero a tavola con dei colleghi per una pizza prima di separarci per le vacanze di Natale che ci avrebbero riportato ognuno nella città di origine e Silvia, personaggio unico nel panorama della scuola, mi chiese se avevo qualche foto dei miei viaggi. Foto? E che sono, mi venne da dire. Ma come ci parli sempre dei bei posti che attraversi e non hai una foto, avrà pure il tuo telefono la possibilità di fare foto? Beh scoprii che l’aveva e per far contenta Silvia decisi di fare due scatti fermandomi per strada. No, non sono mai diventato un fotografo di successo, ma ebbi successo almeno tra i miei amici tanto che dopo qualche tempo comperai la mia prima macchina fotografica. Oggi è pensionata e fa bella mostra di se su di uno scaffale all’ingresso di casa mia, ma allora divenne la mia inseparabile compagna di viaggio insieme alla mia moto, ai libri ed alla biancheria sporca o pulita a seconda se andavo verso Est o verso Ovest. La memoria del mio PC incominciò a saturarsi di immagini.

Il calendario cominciava a prendere forma. Scelsi l’immagine di Gennaio, scattata a gennaio e poi quella di Febbraio scattata a febbraio e di Marzo concluderete correttamente voi: scattata a marzo. Ciascuna foto rendeva conto dei luoghi del tempo scandito dai colori sempre cangianti mese dopo mese, delle strade e del mio viaggiare in moto. Mancava solo qualcosa, le mie letture. La biancheria poteva restare ben stipata nelle valige laterali della GS. Mancava cioè quel lungo respiro di uomini che incominciato con Gilgamesh ora continuava anche grazie a me. Decisi che ogni foto senza alcun legame tra il soggetto che essa ritraeva e quanto riportavo scritto avesse in calce un piccolo testo, una frase o poco più scritta da quegli autori che avevano ritratto l’uomo quale instancabile viaggiatore alla ricerca di qualcosa di grande. Il progetto non si concluse mai. Se ricordo bene arrivai a giugno come mese.
Ora che dopo molto tempo su richiesta della moglie, di parenti e di alcuni amici mi decido a raccontare la mia terra con immagine e qualche breve ricordo desidero che a dare voce alle immagini sia la voce di quell’alta stirpe di viaggiatori che ha accolto anche me, piccolo pendolare fuori sede però su una grande moto! Alla loro voce dirvi quanto non saprò mai scrivere di ciò che ho veduto.

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