Capitolo 2. Dove racconto del perchè mi procurai un cappello

 

Album foto: Il mio west

Un muro di mattoni, la scritta Texas 1868, una donna apre la porta di casa e il buio si riempie di colori. Ocra e rossi della Monument Valley. Mentre il vento le fa sventolare abiti e capelli ecco avanzare un uomo a cavallo. La donna alza la mano per riparare gli occhi dalla forte luce e vedere meglio. Ma non serve, lei ed il marito che nel frattempo le si è affiancato hanno riconosciuto l’uomo in divisa confederata che si avvicina. E’ Ethan. Inizia così Sentieri Selvaggi o come sarebbe più corretto The Searchers, capolavoro western del regista americano di origini irlandese John Ford. John Wayne interpreta Ethan!

È singolare la storia di alcuni grandi capolavori del cinema e della letteratura. Realizzati per un pubblico adulto erano da tempo diventati, alché  io trascorsi la mia fanciullezza, cinema e letteratura per ragazzi. Mi vengono in mente Oliver Twist, Il piccolo Principe, il Signore degli Anelli e i film della coppia John Ford/John Wayne. All’età di otto nove anni ricordo come nei programmi del primo canale della Rai destinato ad i ragazzini venivano proposti questi film a puntate. Se tua zia ti regalava un libro ricevevi Kipling o Dickens. A scuola ti leggevano il Piccolo Principe e nei primi mesi della scuola superiore, quando ancora il gentil sesso non destava la tua attenzione scaraventandoti di colpo nell’età della stupidera, ci si passava i romanzi di Tolkien. Oggi dopo tanti anni e tante riletture e molteplici visioni di quella narrativa e di quel cinema sto per dire quale follia aveva destinato a dei ragazzini insulsi tali capolavori del cinema e della letteratura! Tra i nomi ed i titoli che vi ho citato ci sono di mezzo Nobel e Oscar. Eppure a rifletterci bene posso dire che fu una intelligente e meravigliosa follia a nutrirmi sin da bambino con storie d’avventura e non con alberi o telefoni azzurri. Io sono cresciuto in compagnia di uomini che a volte si trovano a fare gli eroi e non tra spugne parlanti e bacchette magiche.

Ricordo come nel mio manuale di epica delle scuole medie, che era poco manuale e molto antologia, le ultime pagine erano destinate ad accogliere l’ultima grande epopea creata dal genio umano: l’Ovest, il West, il Lontano West, la Frontiera. Vedete cari amici, ancora una volta è Gilgamesh il prototipo di tutte le storie. Siamo nella tavoletta IX, Gilgamesh addolorato per la morte dell’amico giunge ai confini del mondo sorvegliati dagli uomini scorpione. Il loro capo si rivolge al re di Uruk:

Chi sei tu che hai percorso vie lontane,
hai girovagato, finché non sei giunto alla mia presenza,
attraversando con affanno persino correnti d’acqua travolgenti?
Vorrei volentieri sapere il perché del tuo viaggio;
colui verso il quale il tuo sguardo è rivolto,

[vorrei] volentieri conoscere

Leggere per la prima volta la risposta di Gilgamesh fu per me una sorta di luce su tutto quello che avevo vissuto ed imparato fino ad allora

Da Utnapishtim, mio antenato voglio recarmi;
colui che entrò nella schiera degli dei, che trovò la vita,
sulla vita e sulla morte voglio interrogare

Sulla vita e sulla morte…. Il buio si fa luce su un’avventura che non cela nulla delle gioie e dei dolori della vita faticosa della frontiera americana ed alla fine quella porta si chiude. Il film è concluso. Una storia è finita. In sala si accendono le luci ed ora tu che eri spettatore esci dalla porta di quel cinema e ti ritrovi nel “tuo West”.

Fu così che anch’io mi ritrovai nel “mio West”. E se non aveva l’ampiezza degli stati dell’Ovest americano aveva una tale forza d’impatto che decisi dopo averlo percorso per diverso tempo di comperarmi un bel paio di stivaloni texani ed un cappello da cowboy che mi facessero compagnia nel mio andare da est ad ovest e da ovest ad est. Insomma il mio bagaglio di panni si era arricchito e trasformai il portapacchi della Bemmie in una cappelliera di lusso.

DSC_0065

Il mio Stetson fa sfoggia di se sul portapacchi della Bemmie sotto lo sguardo attonito di Andrea

 

I miei primi viaggi da Pescara a Roma e da Roma a Pescara erano veloci trasferte autostradali, ma ben presto mi vennero a noia. Ora non mi dite che sono strano, semplicemente non sono un tipo abitudinario riguardo a certe questioni e per andare da un posto all’altro odio fare sempre lo stesso percorso. C’è chi ama percorrere sempre la stessa strada e se non è una persona noiosa è un tipo di uomo che riesce ogni giorno a vedere nuove cose nelle più piccole cose sfuggitegli nei precedenti passaggi. Si tratta di persone tanto eccezionali quanto rare. Ma io da bambino, come avrete capito, sono stato contagiato dai grandi spazi e così non è affatto strano che sia sempre alla ricerca di nuove “piste”. Da questo nacque il mio girovagare qua e là avendo sempre gli stessi punti di partenza e arrivo, tanto che un caro amico, Andrea, mi disse che potevo dedicarmi alla scrittura iniziando con il redigere un libro il cui titolo sarebbe stato molto verosimilmente: Mille e Uno modi di andare da Pescara a Roma!

Non ho mai scritto quel libro e forse mai lo farò, a meno che quel libro, senza accorgermene, non siano queste note di viaggio. Mmmmh!

Ho percorso l’Appennino abruzzese in ogni dove ed in ogni stagione negli ultimi dieci anni. E per quanto mi sforzi di ricordare c’è un posto che non ha rivali per bellezza e maestosità. Lo decreta anche il suo nome: Campo Imperatore o come lo si chiamava in antico Campo Imperiale. Fu questo il nome che ricevette da Federico II di Svevia allorchè fece dei 99 castelli una sola città il cui nome era lo stemma stesso dell’Imperatore: L’Aquila

Oggi la piana è sempre molto frequentata da turisti che in massa affluiscono da Roma nel fine settimana, ma non è affatto raro trovarvi di tutto a guardare le targhe di veicoli che vi transitano o sostano. Solo pochi anni fa ai primi freddi dei turisti più nessuna traccia e non essendoci tutte le interdizioni di oggigiorno la si poteva attraversare popolata solo da cavalli e vacche. Qualche rara volta si incontrava qualche coraggioso che sfidando il rigido clima aveva preferito alla comodità del divano e della tv lo spettacolo di una bellezza naturale senza tempo.

Ho continuato a passare per la piana di Campo Imperatore e per i paesi del versante aquilano ed ancora oggi lo faccio. In questa piccolo fazzoletto della mia terra io sono come Ethan e Gilgamesh, noi tutti siamo Searchers, cercatori, su Sentieri Selvaggi ai confini del mondo!

Album foto: Il mio west

Un pensiero su &Idquo;Capitolo 2. Dove racconto del perchè mi procurai un cappello

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...