Capitolo 3. Navigare necesse est

 

Album foto: Sun and Snow

 

La scorsa domenica Anne ed io siamo andati giù. La strada bagnato dalla pioggia rifletteva la luce del sole abbagliandomi e non mi sono accorto che l’asfalto era sporco di vernice. E’ stato un attimo, la ruota posteriore ha perso aderenza e la moto si è coricata sul lato destro trascinandoci in una scivolata di circa venti metri e fermandosi solo contro il guardrail. Eravamo illesi. Non sono mai stato un manico eccezionale, anzi potrei paragonare il mio stile di guida a quello di un pensionato per questo non eccedo mai in velocità o pieghe da brivido e se piove tartarughe e lumache si prendono la rivincita sui tanti cavalli di cui è dotato il motore della mia moto. Così la caduta non ha avuto conseguenze, nemmeno a livello di spavento, tranne qualche piccolo livido. Non così la nostra Kalimero, KTM 1090 Adventure R. L’asfalto è una grattugia meravigliosa e le moto di oggi non sono fatte per resistergli. Non apro il triste capitolo di chi le progetta, sappia solo che prima o poi verrà la Resa dei Conti ed io ho avuto come maestri Tex Willer e Kit Carson!

Ad ogni modo rientrato a casa ho fatto la conta dei danni avventurandomi nello smontare parti della moto più in là di dove ero mai prima arrivato. Anche qui ad infondermi coraggio la “bravura” dei meccanici di oggigiorno. Ma in fondo le Colt di Tex e Carson sono 4 e ce n’è per tutti! Seduto davanti al pc ho incominciato a navigare per il mondo alla ricerca delle parti di ricambio. Avevo deciso che non solo avrei sostituito le parti rotte con delle nuove, ma che le nuove dovevano essere migliori.

“Ehi ma che stai combinando?” Non era la voce di Anne che mi rimproverava (si era anche quella, per lei il riciclo di cose rotte è un arte, per me si riparano cose rotte solo se non sono cose!), ma veniva da più lontano, era la voce del mio Capitano: Antoine De Saint’Exupery. Il principe Antoine De Saint’Exupery,  il pilota Antoine De Saint’Exupery, l’ingegnere Antoine De Saint’Exupery, il poeta Antoine De saint’Exupery! “Che fai, mi diceva, ma come non ricordi:

Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.

E pensare che oggi io ho più anni di lui. Eppure lui resta il mio capitano, il comandante! Mi ricorda che se sono finito sulla moto e mi sono trasformato in un navigante di terra lo devo alla nostalgia di un mondo che si trovava al di là del GRA. Alt fermi! Non ho sbagliato a scrivere non è il Graal cercato da Parsifal, ma un anello stradale che racchiude la citta di Roma, acronimo di Grande Raccordo Anulare. Qualche anno or sono un regista volle insignirlo del titolo di Sacro, ma a percorrerlo tutto c’è ben poco di Sacro. Sacro per gli Etruschi ed i primi abitanti dei colli intorno al Tevere che da loro avevano imparato era il rito di fondazione di una città. Una città non nasceva se non per volontà degli Dei o ispirazione divina che, badate bene, non aveva nulla a che fare con una cervellotica ispezione del proprio inconscio ma con una lettura della realtà che andava oltre la superficie delle cose. Ricordate Romolo e Remo ed il volo dei corvi? Davvero una bella storia quando me la raccontava la maestra a scuola. Insomma dopo aver scrutato a lungo il mistero delle cose si procedeva con un aratro a scavare un solco delimitando lo spazio profano da quello sacro che le future mura avrebbero racchiuso. E guai a varcarlo con arroganza e impudenza, pena era la morte. In fin dei conti Remo se la andò proprio a cercare la sua fine prematura.  La città ero lo specchio del mondo celeste, del vero mondo quello che ciascun navigante cerca.
Cosa sia mai accaduto nel corso dei secoli da trasformare l’interno delle città in un gran casino come all’interno del GRA e storia lunga e complicata, ma da quello che ho capito sembra che abbia a che fare non con una ricerca, come quella di Parsifal, ma con la fine di essa. Mi ha molto confortato il venire a conoscenza che anche il grande poeta inglese Thomas Stern Eliot ebbe a scrivere che non ci aveva capito molto:

Ma sembra che qualcosa sia accaduto che non è mai accaduto prima: sebbene non
si sappia quando, o perchè, o come, o dove.
Gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dei, dicono, ma per nessun dio; e
questo non era mai accaduto prima
Che gli uomini negassero gli dei e adorassero gli dei, professando innanzitutto
la Ragione
E poi il Denaro, il Potere, e ciò che chiamano Vita, o Razza, o Dialettica.

E’ accaduto: il GRA ha preso il posto del Graal ed è diventato sacro, consacrando così il gran casino de Roma e trasformandomi in un bestemmiatore di prima scelta!

Di parolacce girando in città ne ho dette di inconcepibili. Il mio casco le conosce bene e potrebbe decidere, imitando il suo padrone, di scrivere anche lui un libro: Mille ed Uno modi di mandare a….. Roma! Ma quando davvero si raggiunge il fondo e proprio lì che basta una lontana eco di voci gioiose a ridestare la tua nostalgia del mondo. Per me quelle grida di gioia furono un motore bicilindrico Boxer ed uno scarico Akràpovic! Che volete se fossi Alessandro Manzoni questa sarebbe la fine della notte dell’Innominato, un capolavoro! Invece sono solo due note di viaggio scritte in modo maldestro e nelle quali cerco di raccontare come il Capitano Saint’Exupery diede ragioni del mio farmi navigante. Era semplice e pura nostalgia del Mare, del mio piccolo mare, l’Adriatico e della foce del fiume Pescara. La Maiella a sud e il Gran Sasso a Nord sono la sua, non  realizzata da opera di mani d’uomo, perfetta scenografia. E per quanto Roma goda di tramonti rosso fuoco irripetibili, io avevo nostalgia del mio mare, del suo odore, del rumore che riempie il vuoto della notte quando si alza il vento e soprattutto del suo orizzonte che mi attrae oggi come allora. In sella alla Bemmie con il suo “unstoppable” motore dal suono cupo arricchito dalle tonalità dello scarico Akrapovic io presi il largo. Ed era giusto così. Mi sconsola venire a sapere che oggi tanti desiderano ed acquistano delle grosse moto per poi finire con il tenerle chiuse nei propri garage lucidandole e venerandole. Una moto non può restare chiusa in garage! E tantomeno il suo pilota non può celarsi dietro mille scuse o paure o peggio: ma non so dove andarci!
Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.
(George Gray dall’Antologia di Spoon River)

Grazie Capitano De Saint’Exupery per avermi ricordato il perché di questo mio essere uno di voi: un navigante di terra.

Album foto: Sun and Snow

Un pensiero su &Idquo;Capitolo 3. Navigare necesse est

  1. Mannaggia, vi sarete spaventati! Pero’ meno male che ve la siete cavata solo con qualche livido.Per buona fortuna non stavate correndo! Un abbraccio a voi

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