Capitolo 5. Desiderava tornare in patria

E Odisseo volgeva spesso la testa al sole che splendeva, affrettandone in cuore il tramonto. Desiderava tornare in patria. (Odissea Canto XIII)

 

Non ricordo più nemmeno l’anno in cui decisi che Pescara mi stava stretta e volevo vedere il mondo. E alla fine il mondo l’ho veduto. L’ho visto attraverso la sua antica capitale, Roma. Roma Caput Mundi. Almeno così pensava il poeta  latino Marco Anneo Lucano o Federico Barbarossa che volle inciderlo sul suo sigillo. Ma il mondo è cambiato e forse Roma non è più la capitale del mondo. Abitarci poi non ti fa vivere un’esperienza di cittadino del mondo a meno che mondo uguale gran casino!

Mia moglie dice che non salirà più con me in moto dentro Roma. Il Dottor Jekyll diventa Mr Hyde nel traffico dell’urbe. La cosa spaventa lei quanto me. Così come per Ulisse lontano da Itaca ogni giorno che trascorro nella capitale non vedo l’ora che finisca e non per ammirare gli infuocati tramonti romani, ma perché spero e desidero tornare in patria. Molti anni or sono qualcuno decise che si doveva far l’Italia e ci riuscì. Almeno così ho imparato dai libri di storia. Io però ogni volta che varco il confine tra Abruzzo e Lazio mi sento improvvisamente straniero e sono assalito da una nostalgia di casa. Mi manca la mia terra sospesa tra Mare e Monti e sono assalito da una incontenibile nostalgia che nessuna attrazione capitolina potrà mai arginare.

Il confine non è geografico è storico. Ciò che ho definitivamente perduto è quel barlume di Italia agricola e artigiana che da bambino ho avuto modo di incontrare conoscere ed amare in un piccolo paese dell’Appennino incastonato al centro di quella terra che fu chiamata Sannio. Oggi quell’Italia non esiste più. Tracce ne restano lungo alcuni isolati percorsi all’interno della mia terra. Ma l’asfalto ogni giorno lì divora e li sostituisce con luoghi usa e getta roba per turisti la cui sola preoccupazione è di “consumare”.

Alcuni giorni fa ho ritirato la mia KTM 1090 Adventure R dall’officina dopo l’ennesimo intervento di riparazione. Potrebbero chiedermi perché continuare a tenere una moto come quella con così tanti fastidi. Non sono un fedelissimo del marchio o brand che dir si voglia. Non sono fedelissimo di nessun marchio in particolare. Non credo che ci si possa affezionare ad un prodotto d’oggi per definirsi così persone di fede convinta e di sostanza morale. Essere definito da un bene di consumo proprio non mi convince. E’ vero a guardarla qualcuno potrebbe dire che ho operato su di lei un pesante lavoro di personalizzazione, ma si tratta pur sempre di modifiche eseguite con prodotti reperibili facilmente sul mercato. E allora? La KTM per quanto ho potuto sperimentare è una moto facile. Facile da portare oltre l’asfalto facile da riparare per quei piccoli danni che una caduta sempre in agguato quando si lascia l’asfalto produce se si è avuta l’accortezza di procedere con cautela.

E allora vai di Off-Road su due o quattro ruote. L’avventura, quella vera. Anzi come si scrive e si dice l’Adventure! Niente però mi impedisce di pensare che tutto ciò è solo una brillante trovata pubblicitaria. Non si contano più i modelli di moto e di auto immessi sul mercato che strizzano l’occhio se non addirittura portano il nome di Adventure. Uomini in giacca e cravatta all’interno delle cities escono dai loro uffici e salgono a bordo di veicoli adventurosi dalle taglie eccessive e si trasformano in un battibaleno in adventurieri! Ma in loro alberga davvero l’avventura? Sono veri avventurieri? Vi è almeno una residuo di nostalgia per una patria lontana? O semplicemente sono animati da un impellente basso istinto di fuga che li riporta giunti a sera ad essere gli stessi uomini senza volto della mattina? La dico fino in fondo: noi una patria non l’abbiamo. Noi non siamo Odisseo e l’avventura non sappiamo nemmeno lontanamente in cosa consista. Non ne siete convinti? Vi siete mai domandati cosa significhi avventura? Il latino ci da una mano. Ad ventura vuol dire semplicemente: ciò che accadrà. Nel medioevo il più alto esempio di avventura era la Quête, la ricerca. Il protagonista, spesso un cavaliere, intraprendeva un  viaggio alla ricerca di quel qualcosa che potesse restituire pace al mondo dopo che questa pace era stata rotta da un evento funesto. Parsifal è l’eroe protagonista della grande Queste du Graal, la ricerca del Graal… insomma l’avventura è sinonimo di homo naturaliter viator, dell’uomo che per natura è un viandante, uno per via che anela, guardando avanti, a tornare a casa, nella sua patria o che quella patria, quella terra, quel popolo vuole salvare. Non dissimili sono le avventure di Pinocchio che portano il nostro burattino a fuggire dalla casa di Mastro Geppetto, il suo babbo, per girogirovagare per il mondo fino a che il diventare un autentico bambino, un vero uomo, non avviene per le somma delle esperienze accumulate, ma solo nel definitivo ritorno dal povero babbo. Pinocchio diventa se stesso quando ritrova un padre, suo padre. Padre in latino si dice pater, plurale patres da cui la parola Patria.

Quando per la prima volta imboccai una strada non asfaltata non era per il brivido della guida fuoristrada, non cercavo la scarica adrenalinica di un pilota da Rally che spinge al massimo il suo mezzo, imboccai quella via solo perché da bambino nel paese di mio nonno, che dopo la morte di mio padre si sostituì a lui, di strade asfaltate ce n’era una sola e anche malandata per via del territorio franoso, ed io e lui con i miei due cugini quando andavamo in campagna facevamo solo carraraccie di montagna non asfaltate. Cercavo e cerco lui e tutti loro che non sono più con me. La mia famiglia, la mia gente, la mia Patria

Link ad album: On & Off Road

 

2 Pensieri su &Idquo;Capitolo 5. Desiderava tornare in patria

  1. Caro Mario, come ti capisco! Roma è irriconoscibile ormai. Ci son nata, ma non è più la mia amata città ed è invivibile. Ed è vero che nel traffico ti fanno diventare Mr Hyde. Fai bene a scappare ogni tanto con la tua KTM,io ho meno esperienza e son meno attrezzata, ma quando posso scappo anche io da questo caos in sella alla mia Kawasaki Z 650 e devo dire che finora la fuga che mi ha dato più soddisfazione è stata appunto quella in Abruzzo, a Campo Imperatore. Un grosso abbraccio a te e Anne

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