Una zingarata

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La vita matrimoniale è una cosa bella, sempre e comunque, non importa quello che può accaderle. Capita a volte che per molti, troppi impegni ci si trovi in posti diversi. Questa mattina ero a casa di mia madre per accudirla, lei che ha quasi novant’anni e non riesce più a gestirsi da sola. Non è una persona facile, è testarda come un mulo. Alla lunga riesce a sfiancare chiunque.

Fuori oggi è bello e il meteo per i prossimi giorni non promette nulla di buono. In men che non si dica, d’accordo con la badante, organizzo una mia fuga per prendermi una mezza giornata di tregua. Destinazione… mmmh…. ma si il Voltigno: piccolo altopiano delle pendici sud-est del massiccio del Gran Sasso unico  frammento di questa montagna a ricadere in provincia di Pescara. Il versante adriatico del Gran Sasso è molto scosceso esposto alle intemperie dei balcani e rivolto a NE presenta una fitta vegetazione. Le strade non salgono mai molto in alto se non in un paio di punti per raggiungere l’aquilano. La strada che porta al Voltigno salendo da Carpineto Nora è una strada tormentata e malmessa, un’ottima palestra per chi vuole imparare a portare una grossa bicilindrica su strade di montagna.

Raggiungo l’altopiano e il piccolo rifugio e la grande stalla. Nessuno. Sembra tutto abbandonato. Speravo dall’ultima volta che sono venuto qui che questo incantevole posto riprendesse vita, ma forse è ancora troppo presto oppure ai gestori non è più convenuto venire quassù. Qualcuno comunque qui viene, qualcuno che è un signor maleducato e si deve essere divertito con il proprio veicolo a percorrere i prati. Non c’è danno maggiore che possa essere prodotto ai pascoli se non l’attraversarli con un veicolo. L’erba muore e si scava un leggero solco. Le piogge fanno il resto. Ahimè ho dovuto constatare fin troppe volte questo cattivo comportamento da parte dei turisti. Tutta la regione è piena di strade bianche che attraversano i luoghi di montagna sarebbe sufficiente limitarsi a percorrerle e a lasciare lì i propri veicoli. Due passi a piedi non hanno mai ucciso nessuno. Se fossimo sulle Alpi i controlli sarebbero così efficaci da insegnare un po’ di rispetto a questi idioti, mah….. il rumore di un AB 212 della Polizia di stato rompe la quiete, sorvola la piccola piana e poi si dirige proprio sopra il rifugio dove sono seduto a rilassarmi. Cosa starà cercando? Forse me. Mia mamma ha il vizio di chiamare sempre la Polizia se non rispondo al telefono. In tanti anni sono divenuto il più ricercato d’Abruzzo!

Speravo di restare qui a godermi il posto e mangiare qualcosa ma con me non ho portato nulla. Riprendo la moto e all’incrocio con la strada che riporta a Carpineto Nora nemmeno ci penso e giro per il bosco. Una sterrata di qualche chilometro vi si inoltra per uscire sopra Villa Celiera, l’altro ingresso del Voltigno. Non ci vuole molto ad incontrare il fango. I giorni scorsi è piovuto molto e gli alberi si vanno ripopolando di foglie. Il bagnato rischia di rimanere qui per molte settimane. Penso tra me e me che al primo lungo tratto infangato torno indietro, ma poi non lo faccio e alla fine attraverso tutto il bosco spuntando dall’altra parte. Fiuu, che sudata!

L’appetito vien mangiando, o meglio non mangiando. È un appetito che conosco bene. Chilometri e posti incantevoli, come la mia regione sa offrire, sono stati a lungo il mio piatto forte più che un comodo posto a tavola in un ristorante. Farindola non è poi così lontana da raggiungere. Ancora strade malmesse con buche e smottamenti. Il rischio di rovinare qualche parte della moto è alto. Ma le conosco. In tempi preromani e prematrimoniali percorrevo spesso queste zone e non mi faccio spaventare da fosse e crepe. Non sono strade battute da motociclisti, quelli  cercano l’asfalto rutilante steso di recente. Raggiunta Farindola salgo a Rigopiano oramai la mia meta è Campo Imperatore. La strada passa a fianco dei resti dell’albergo sepolto più di due anni fa da una valanga. Non c’è anima viva in giro. Continuo la salita per il bosco fino a raggiungere Vado di Sole e poi ridiscendo sulla piana di Campo Imperatore che attraverso godendomi questa meraviglia unica nel suo genere. La mole del Corno Grande oggi ben visibile la sorveglia. Supero Mucciante. Questa struttura è quanto rimane di un set cinematografico acquistata da un commerciante locale che lo trasformò nel ristoro che tutti conoscono. Un tempo questo luogo era per me affascinante. erano in pochi a venire quassù. Poi il successo e la fama e la giungla di macchine caravan e moto. Turisti puah!

La mia strada mi porta su fino all’albergo. Le soste per le foto si susseguono. Sto perdendo troppo tempo. Così rispolvero un altro vecchio must dei miei giri in moto: macchina fotografica nella mano sinistra dito ben piazzato sul pulsante di scatto messa a fuoco all’infinito e via: si guida e si scatta!
Poco prima dell’arrivo vedo una coppia di motociclisti che si spaventa per un po’ di vecchia neve sulla strada. Questi motociclisti da bar! C’è un binario sulla destra giusto per le ruote della moto, un giochetto da ragazzi passarvi. Arrivato devo fare i conti con un’altra evidente segno di stupidità. Lo storico albergo di Campo Imperatore è chiuso e i segni della mancata manutenzione di anni ne fanno una struttura fatiscente. Mi risulta sempre strano come si sia permesso di costruire in tempi molto recenti strutture in cemento armato per animali e pastori e non si sia fatto nulla per quella. Ma la memoria storica degli itagliani di questi tempi è sotto le scarpe e questo è quanto.

Ridiscendo. L’idea di fare tutto il giro della montagna la metto da parte. Il tempo è trascorso e non posso fare molto tardi. Vado verso Assergi, ma all’altezza del bivio per Filetto giro. Dei due laghetti solo uno rimane ancora l’altro è ormai secco. Approfitto per qualche scatto. Una piccola anatra dopo un primo spavento torna a solcare le acque. Dopo il viola dei crochi ecco il giallo, un’altro dei colori di queste mie montagne. Se ci fosse la Anne mi direbbe di che fiori si stratta.
Continuo. raggiungo una sterrata che più volte ho pianificato di percorrere. Ma chi doveva venire con me mi ha dato sempre buca. Mi ci infilo per qualche metro e per qualche foto, ma poi …. beh la faccio tutta e ringrazio il Buon Dio oltre che la mia kappa con gomme tassellate se riesco a non impantanarmi. Sbucato vicino Santo Stefano di Sessanio non mi resta che raggiungere Castel del Monte poi per Forca di Penne Cugnoli Alanno Scafa e via verso casa mentre ho sempre davanti l’imponenza della Maiella con ancora tanta neve.
Una vera zingarata, quella di oggi, come quelle che si facevano ai vecchi tempi quando la vita da scapolo e le buone condizioni di mia madre lasciava tanto tempo libero e il mio fondoschiena prendeva la forma della sella. Beh ci voleva, peccato solo non aver portato con me un bel bicchierino di Genziana per brindare ai vecchi tempi!

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