A true Adventure?

Questa mattina ho digitato per caso le due seguenti parole sul più noto motore di ricerca del web: true adventure. Il risultato come sospettavo è stato il seguente: al primo posto delle voci campeggiava quella di una scuola di fuoristrada di una nota marca di motociclette. Dopo alcune voci ad essa dedicate la seconda era un modello di moto prodotto dalla stessa casa giapponese. Sono molte le moto che nel corso degli anni si sono fregiate di questo vocabolo per indicare la loro anima di “adventuriere”. Dovevo esserne non solo contento, ma gratificato, perché io di queste moto ne ho possedute e guidate diverse. Ma non è così. I conti non mi tornavano affatto. Prima di andare in moto mio malgrado ho studiato a lungo. Destino di molti italiani figlie e figli delle famiglie del secondo dopoguerra che vedevano nel conseguimento di un alto titolo di studi una emancipazione dai mestieri loro e dei loro padri. Non entro nel merito. Ad ogni modo una delle cose che ho imparato studiando è che le parole non sono un bel vestito da sfoggiare in una festa per gente per bene. Esse nascono per lo più dentro la vita, quella di tutti i giorni, e poi hanno una loro storia. A scuola quando insegno mi accorgo a volte che chi mi ascolta non capisce e nel tempo me lo sono spiegato col perché molti dei vocaboli che usiamo nel linguaggio di tutti i giorni sono riempiti di un significato dato all’impronta, per lo più frutto di una pressione massmediatica. Questo con buona pace dei poeti che invece la lingua l’hanno costruita a colpi di maglio nella fucina rovente delle loro esperienze di vita. Così dico spesso ai ragazzi che la prima cosa che dovrebbero fare prima di sparare parole è andare almeno su un vocabolario etimologico a vedere che cavolo voleva significare una tale parola all’origine.
Trascrivo quanto leggo a proposito della parola AVVENTURA: dal francese medievale Aventure, che a sua volta viene dal latino adventura, sostantivo plurale neutro. Il verbo latino advenio significa: venire, arrivare, sopraggiungere, irrompere. Così il vocabolo potrebbe correttamente essere tradotto con: le cose che devono venire, sopraggiungere, irrompere.
Mmmh, ci pensavo a questo significato della parola. Nel medioevo intorno al XII secolo nasce un genere letterario che ebbe un successo strepitoso all’epoca: la Chanson de Geste, la Canzone di gesta, che qualche anno dopo viene anche chiamata con il nome di Romanzo di Avventura… non la faccio lunga aggiungo solo come tutto questo sia stato a lungo radicato in alcuni di noi più anziani grazie ai nomi di Rolando, Ruggero e Turpino e a quelli di Artù, Lancillotto, Perceval e Galaad come ad altri meno noti tra cui ricordo Sigurd e Gudrun o Rodrigo Diaz de Bivar, protagonista del Cantar del mio Cid. Mi viene da notare banalmente che le imprese letterarie di questi personaggi avevano una eco nelle imprese storiche dell’epoca. Carlo Magno e il suo Sacro Romano Impero, la discesa dei Nordmaenner prima sulle coste nord della Francia, poi la conquista da parte di quegli stessi uomini dell’Inghilterra e del Sud dell’Italia. Per non dimenticare gli strani pellegrinaggi armati verso la Palestina che solo molti secoli dopo vennero chiamati Crociate… insomma non furono secoli tranquilli in cui ci si poteva annoiare. Ecco, la noia, la vera protagonista invece del nostro tempo, quella che riempie le nostre azioni quotidiane e ci fa desiderare di evadere dalla città in sella ad una moto adventuriera! Una pagina di Tolkien dice meglio di quanto io potrò mai scrivere questa insolita metamorfosi contrapponendo un significato antico e faticoso della parola Avventura ad uno moderno e banale.

Siamo nel Signore degli Anelli. Frodo accompagnato da Sam si trova sulle scale di Cirith Ungol antichissimo accesso alla terra di Mordor dove sono diretti per distruggere l’anello, l’Unico Anello come lo si chiama nel romanzo. Ha in tutto e per tutto le sembianze della croce portata da Cristo. Frodo ne è spossato e minato nel suo cuore. Ad ogni modo sono lì sperano che quell’ingresso non sia sorvegliato dai nemici anche se li aspetta un pericolo mortale. Scrive così Tolkien:
Sam: C’è un’atmosfera malvagia in questo posto e anche una puzza, mi pare. la sentite? Uno strano odore di muffa. Non mi piace.
Nulla di tutto ciò che ci circonda mi piace, disse Frodo, sasso o gradino, vento o macigno. Terra, aria, acqua paiono tutte maledette. Ma questo è il nostro sentiero0
Sì è così, disse Sam. E noi non saremmo qui se avessimo avuto le idee un po’ più chiare prima di partire. Ma suppongo che accada spesso. Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, Signor Frodo, quelle che io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché lo desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine. Capite quel che intendo dire: tornare a casa e trovare tutto a posto, anche se un po’ cambiato…., come il vecchio Signor Bilbo. Ma probabilmente non sono quelle le migliori storie da ascoltare, pur essendo le migliori da vivere! Chissà in quale tipo di vicenda siamo piombati!
Chissà! disse Frodo….

Il Signore degli Anelli, a dispetto di molto parlare a suo proposito, resta un testo non facile. Tolkien che non ama particolarmente la piega presa dalla società moderna e che molto ha dedicato agli studi delle lingue e della poesia del passato non fa altro che riproporle in una chiave attuale nei suoi romanzi contrapponendo valori di un mondo che non c’è più al nostro. Il lettore che riesce a bucare la superficie della storia troverà come essa sia per nulla una fuga in un mondo immaginario, ma una lettura attenta della realtà. Una prova? Avete letto quando fa dire al personaggio di Sam che tutto è tranne un supereroe? Nella storia infatti è il giardiniere di Frodo dotato di nessuna particolare abilità, che per causa di forza maggiore si vede costretto a seguire il suo datore di lavoro in un impresa che i più grandi eroi della Terra (di Mezzo) rifiutano. Riscrivo:

Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché lo desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento.

E poi aggiunge:

Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti… Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero.

C’è in tutto questo un’amara scoperta. Avventura sembra coincidere, per il nostro scrittore profondo conoscitore dell’epoca nella quale nacque la parola, con lo stare dentro le improvvise curve della vita e non in una fuga da essa. Insomma avventura non è il contrario banale  di noia, anzi non lo è affatto, ma è sinonimo di vita così come essa si svilupperà e il dove andrà a parare cosa che non è data conoscere a nessuno.

Beh se la pigliamo sul serio fa male assai. Probabile che nulla di quello che noi chiamiamo avventura lo sia tanto meno delle moto o il turismo, per quanto a volte rischioso, che facciamo con esse.

Una volta qualcuno riassunse tutta l’opera di San Benedetto da Norcia senza il quale molte delle cose che oggi abbiamo non sarebbero, così: Era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, il quotidiano diventasse eroico.

Mi fa pensare alla musica di Bruce Springsteen e agli eroi delle sue canzoni. Gente qualunque che si batte per sostenere il peso della vita di tutti i giorni… qui seduto davanti a questo pc mi sento sconfitto dalla lezione appresa dal Professor Tolkien e ascolto di nuovo una di quelle storie che ora so essere il tessuto della parola Avventura, della Vera Avventure, the True Adventure

Bruce Springsteen – The ghost of Toad Joad

2 Pensieri su &Idquo;A true Adventure?

  1. Caro Mario, è sempre un piacere leggerti! In effetti non ho mai concepito l’avventura come fuga ma come ricerca, e per rimanere in tematiche cavalleresche, mi sento un po’ sir Parcival! Ah ah ! Un abbraccio

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