Abisso Orrido immenso, tale è la vita Mortale

Che strana cosa è la morte. Sembra essere estranea a tutto e invece è la protagonista silenziosa di ogni cosa. La parola fine di una storia, di ogni storia bella o brutta che sia. Guardavo stamane un’opera d’arte contemporanea. Nessuna sensazione o emozione o idea ne pensiero. Mi sembrava del tutto inutile. Poi alcuni momenti dopo ho assistito alla morte di un cane. Era un cane come tanti mi si potrà dire. Non ho nulla da eccepire. Ma la morte non lascia indifferenti né le bestie né quegli strani animali che sono gli uomini. Improvvisamente la memoria si è caricata di quella domanda che il mio buon Leopardi seppe dire in modo unico: abisso orrido e immenso tale è la vita mortale. Non ho mai trovato del pessimismo in queste parole, ma solo semplice e sano realismo. Forse dimentica chi le legge che l’abisso è il luogo più recondito e misterioso dell’oceano come l’orrido lo spacco più vertiginoso della terra. La vita, la morte, se non hanno dentro questa vertigine questo mistero a cosa si riducono?

Mentre guardavo la sofisticata (uso qui la parola nel suo significato etimologico) opera d’arte moderna che è sottosopra perché l’artista realizza le cose a testa in giù avevo davanti agli occhi il mio caro Caravaggio e la sua Deposizione. Tanto realistica quanto schietta, come i versi di Leopardi, come il cessare del respiro e del battere del cuore del cane dei miei suoceri.

Si era solo un cane. Ma la morte non è solo la morte.

Abisso Orrido immenso, tale è la vita Mortale

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