Capitolo 6: Into my arms

La casa. Se riavvolgo il nastro dei ricordi mio nonno amava molto la sua casa per quanto non vi trascoresse molto tempo durante il giorno diviso com’era tra il suo lavoro in macelleria e in campagna. Era una casa in pietra sita al centro di un paese arroccato su uno sperone di roccia. Una bella casa. Ora giace in stato di abbandono. La vita vi si è spenta definitivamente con la morte di mia zia avvenuta più di dieci anni fa. Per me varcarne la soglia, ogni volta che mi reco lì per controllarne le condizioni, è un autentico tuffo nel passato. Sono sommerso da una quantità numerosa di ricordi colorati.

Per mio padre la casa era una specie di dormitorio. Non vi era affezionato. Vi tornava a dormire ogni sera, al tavolo da cucina si sedeva dopo il rito del telegiornale per aggiustare vecchi orologi, ma si capiva che quella non era casa sua per davvero. In un certo modo lo comprendo. Come ci si fa ad affezionare ad un miniappartanento pur se ben collocato al centro di una città? Oggi a più di cinquanta’anni tutto ciò che mi lega alla mia casa natale sono mia madre novantenne e il mare che dista non più di due trecento metri da essa. Mio padre una casa a cui era affezionato l’aveva, era la sua officina. Un bilocale sito a pian terreno in un palazzo di periferia ricolmo di cianfrusaglie o di ogni ben di Dio, tutto dipendeva se a parlarne era mia madre o lui.

Quando Anne mi sottopose il problema di dove saremo dovuti andare a vivere, della casa, io caddi letteralmente dalle nuvole. Erano molti anni che vivevo a Roma e non avevo mai avuto una casa. Mi ero sempre accontentato di una camera in affitto. Come ho raccontato in altra sede mi ero scoperta negli anni un senza patria. Casa mia era divenuta la sella della mia moto con una finestra affacciata sul mondo. Un mondo piccolo, quello che separa Roma da Pescara, ma che io avevo scoperto grande. Ad ogni modo ci mettemmo a cercar casa e alla fine a dettare i criteri di scelta furono la logistica e la pecunia e, un pizzico di fortuna, forse!

Grazie ad una collega ed amica di mia moglie trovammo casa in Via di Torrevecchia. Per me che mi sono sempre sentito straniero un pò ovunque Roma era ancora una perfetta sconosciuta. Mi ricordo che seguivo le indicazioni del gps quando arrivammo per la prima volta in questo luogo i cui tramonti infuocati non hanno rivali. A parte questo non trovo ancora oggi parole adeguate per descrivere via di Torrevecchia a chi non vi è mai stato. A chi invece ha toccato con mano questo luogo è sufficiente che sappia che vi abitiamo per ricevere da costui senza indugio le più sincere e sentite condoglianze. Se vi è accaduto negli ultimi anni di ascoltare notizie sui disagi della vita nella capitale si direbbe che i giornalisti abbiano tratto ogni loro ispirazione da via di Torrevecchia.

Prendemmo possesso della casa al secondo piano in una piccola palazzina senza ascensore. Anne mi disse che avrebbe giovato alla mia salute mi avrebbe tenuto in forma. Non conosco di cosa sia morto l’ultimo inquilino, spero ardentemente non di infarto! Mia moglie si diede subito a darle il suo tocco personale frutto di una certa per me stravagante simpatia per l’arte da riciclo. Io mi riservai il garage. Il sangue di famiglia rivendicava la sua parte. Feci di tutto per arredare questo box sito 2 piani sottoterra (in fondo Roma è la città delle catacombe) privo di illuminazione habitat ideale per l’animale più simpatico che il Buon Dio poteva immaginarsi: la zanzara. Fu qui che presi confidenza con brugole cricchetti torx estrattori dinamometriche joker e zampironi. Dimenticatevi la chiave inglese quella oramai campeggia solo nelle icone di qualche rider. In questo stesso box underground la mia esperienza di tuning sulle moto è cresciuta notevolmente, come sostengo era tutta una questione di giusta illuminazione.

Ma torniamo alla casa e alla vita in via di Torrevecchia. Roma impone orari mattinieri per recarsi a lavoro, Torrevecchia ancor più. Fu per me traumatizzante scoprire che ogni giorno per recarmi al lavoro dovevo immettermi nel traffico paralizzato composto da una sola lunga colonna di auto autobus e camion che iniziavaa appena fuori il garage e terminava davanti scuola. Il mio grazie non potrà che andare ancora una volta al campione della Parigi-Dakar, Francesco Meoni, questa volta per aver sviluppato una moto come il KTM 950 di cui la 990 ne era la gemella. La sua sagoma da vera dakariana stretta all’inverosimile e il suo assetto da moto da fuoristrada sembravano fatti a bella posta per divincolarsi nel traffico e attraversare ogni sorta di voragine indenne per farmi arrivare a lavoro prima che fosse trascorsa un’intera era geologica. Ancora oggi non mi perdono il giorno in cui decisi di sbarazzarmene per una più nuova e affidabile KTM 1290 Superadventure!

Abbiamo continuato a vivere in questo appartamento e vi viviamo tuttora. Io non sono mai riuscito a sentirla come casa mia. La strada, quella che mi aveva rapito alla vita domestica, rivendicava il suo tributo di sangue, le appartenevo, essa restava la mia casa. Mentre rifletto su quanto ho appena scritto mi vengono alla mente due cose. La prima è un racconto della Bibbia. Dopo che Davide, il re, quello della stella, ebbe successo e fece costruire la sua nobile dimora in Gerusalemme guardando alla tenda da pastori sotto cui era l’Arca dell’Alleanza disse al Signore che avrebbe provveduto a costruirGli una casa degna di Lui. Ma il Signore rispose a Davide che Egli non aveva abitato mai in una casa anzi si era fatto vagabondo sotto una tenda per stare con il suo popolo. Era un’altra casa quella che Dio cercava, non fatta da mani d’uomo. La seconda è una cosa che Anne mi ha ripetuto molte volte, soprattutto nelle difficoltà. Mi ha detto mentre l’abbracciavo che la sua casa ogni giorno per tutti i giorni era proprio quella, lì tra le mie braccia
[…]

And I believe in Love
And I know that you do too
And I believe in some kind of path
That we can walk down, me and you
So keep your candlew burning
And make her journey bright and pure
That she will keep returning
Always and evermore

Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms, O Lord
Into my arms

(Nick Cave – Into my arms)

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