Capitolo 1. Inalo grandi sorsate di spazio

La strada di montagna si arrampicava immersa completamente in una fitta nebbia. Io ero teso al volante della mia Fiat Uno. Avevo la patente da poco e stavo sperimentando per la prima volta la guida fuori dall’asfalto. Con mia sorpresa scoprivo la leggerezza del volante e la scarsa utilità dei freni a causa del poco grip degli pneumatici su terra e pietre. Avevo circa vent’anni.

Con me in macchina c’erano due vecchi compagni di scuola e la ragazza di uno di loro. La famiglia di Rocco, uno dei due, era originaria di Carpineto della Nora e lui ci stava portando verso un piccolo gioiello del Massiccio del Gran Sasso: l’altopiano del Voltigno. Desistemmo, la strada si faceva troppo pericolosa a causa della forte pendenza e della totale mancanze di visibilità. Eravamo finiti dentro una nuvola che aveva preso possesso della cima della montagna. Dopo un breve conciliabolo qualcuno suggerì di andare a Campo Imperatore nella speranza che dal lato aquilano la situazione metereologica fosse migliore. In ogni caso Rocco sapeva che lì la strada era asfaltata e avremmo potuto procedere in sicurezza. Raggiungemmo la piana attraverso il valico di Vado di Sole. Per me era la prima volta che mi recavo in quei luoghi. Quello che ricordo è che non vidi nulla. Guidai per più di un’ora con una visibilità di 10/15 metri. Arrestai la macchina solo quando davanti a noi comparve il grosso muro di pietra dell’arrivo della vecchia funivia all’epoca trasformato in ostello. E li ci infilammo e ci riscaldammo e rifocillammo e sostammo a lungo sfidandoci con un mazzo di carte a tressette.

E si, sono vecchio, quelli erano tempi in cui i videogiochi erano comparsi da poco nelle sale giochi. Erano grossi come dei frigoriferi avevano un televisore tutt’altro che flat e dopo ore che ci giocavi gli occhi ti diventavano verdi come quelli dell’incredibile Hulk. A differenza di molti dei miei compagni non mi appassionarono mai, continuai a preferire i miei soldatini i miei aeroplani e il mazzo di carte di mio nonno. A distanza di tanti anni me la cavo ancora con queste cose!

Fu un bel lunedì di Pasqua, quello. Ma fu anche il giorno in cui io mancai l’incontro con il mio West. Molti anni dopo, quando oramai lavoravo presso una nota azienda locale, un mio collega che amava arrampicarsi sui monti venuto a sapere che io non conoscevo affatto l’interno dell’Abruzzo venne a prendermi una domenica con la sua macchina e mi portò in giro per il Gran Sasso. Fu amore a prima vista. Quel giorno non potevo sospettare che vi sarei tornato così tante volte e con un veicolo che era imparentato più con la scomoda sella di un cavallo che non con la comoda poltrona di una sala cinematografica. Infatti alcuni anni dopo valicai nuovamente a Vado di Sole per scendere sulla piana di Campo Imperatore in sella ad una moto è improvvisamente mi sentii proiettato nei film che avevano acceso la mia passione per l’Ovest americano quando ero un bambino. Ero finalmente giunto nel West, il mio West!

Inalo grandi sorsate di spazio,
l’est e l’ovest sono miei, il nord e il sud sono miei.
Sono più ampio e migliore di quanto pensassi,
ignoravo di possedere tante virtù.

Walt Whitman

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