Capitolo 4. La tessitrice

“La Moira sola infatti osserva nella vita, nessun altro/degli immortali, che occupano le cime dell’Olimpo nevoso” (Inno Orfico)

La prima volta che con Anne decidemmo di superare la distanza che separa Roma da Pescara in moto ci dirigemmo alla volta della Val Posina invitati a trascorrere in quel luogo la Pasqua. La mia conoscenza geografica dell’arco alpino si limitava all’epoca all’Alto Adige e ai canti di guerra.

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom.
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom.
L’è la marcia di chi non torna
di chi si ferma a morir lassù.

Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom.

Quando, entrando in Val di Posina, scoprii che la montagna che la dominava era il monte Pasubio mi tornarono alla mente i versi di questo canto alpino che nelle mie vacanze giovanili in montagna avevo cantato mille e una volta insieme ai miei compagni. Fui colto dai brividi. Le pagine di Addio alle armi di Hemingway si fecero largo a spintoni nella mia memoria e mi commossi. Ricordai allora i tanti cimiteri militari che nel mio andare girogirellando avevo veduto. E non erano pochi. Si direbbe che l’Europa per molti secoli non abbia conosciuto un vero periodo di pace.

A fronte di questa mestizia ci fu la gioia di entrare in casa della Tessitrice. L’avevo conosciuta salendo su, a Vicenza, a casa della mamma e del fratello con cui avrebbe trascorso la Pasqua. Ma entrando in casa sua conobbi il suo lavoro, la sua passione: tessere. Come in una macchina del tempo ero finito in un luogo i cui colori ricordavano tanto la terra dei Lapponi quanto quella dei Navajo e se i primi mi erano noti solo dai libri di geografia i secondi erano stati miei amici da bambino quando aprendo per la prima volta un album di Tex fui proiettato nel nord dell’Arizona insieme ai 4 intrepidi pards ed alla nazione navajo.
La storia della tessitrice non mi è del tutto nota. Anne ogni tanto me ne fornisce un frammento. Credo però che la vera trama sia custodita nel suo lavoro. La nostra lingua ha scelto di usare lo stesso vocabolo per identificare tanto il filo che costituisce la parte trasversale del tessuto quanto la storia di un racconto. Così cercare la trama della vita di una persona è seguire il filo che la attraversa tutta. Se poi questa persona è una tessitrice allora non resta che stare li fermi a guardare come intreccia il filo della trama con tutti gli altri dell’ordito. E’ come cercare il senso di se dentro gli eventi quotidiani. Un’arte antica, un’arte caduta in disuso. Forse sarà per questo che abbiamo smesso di essere un popolo di santi, poeti e navigatori.

Dopo di quella volta la tessitrice lasciò la casa nel paese per trasferirsi in una piccolissima frazione che li chiamano case. Si tratta invero di un gruppo di case accroccate l’una all’altra nel bel mezzo del bosco. Tutto lì ha il profumo della mia infanzia dalla legna che brucia all’erba falciata ai sapori che con perizia la tessitrice porta in tavola. D’inverno la valle non conosce sole e il gelo la attanaglia, ma lei vive lì a volte in compagnia dei vicini a volte sola. Dal paese non manca mai l’aiuto e il sostegno necessari. Così mi piace immaginarla seduta al suo telaio dove mentre i minuti, le ore i giorni trascorrono i fili si intrecciano a formare il tessuto, la trama della stoffa e insieme della vita.
Davvero strana la frontiera, mentre in altri luoghi tutti corrono per inseguire cose che una volta ottenute non hanno più valore, qui ai margini del mondo, nel silenzio della montagna, qualcuno ancora continua a tessere una storia antica e sempre nuova.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...