Capitolo 5: Una K un quod due uomini e due cani

Il mio passo è spedito, ho i minuti contati mentre vado in una rosticceria a procurarmi il pranzo. È la condanna dell’uomo contemporaneo. Il pollice sfiora il palmo della mia mano destra e mi accorgo che sono tornati i piccoli calli che ogni buon viaggiatore su due ruote conosce. Lì ho da qualche giorno, da quando in sella alla KTM ho ripreso ad affrontare strade sperdute, dove la guida si fa più fisica.

Questa mattina c’era un nomignolo della provincia di Pescara, la povera provincia di Pescara, povera territorialmente, figlia di un taglia e cuci dalle altre tre province abruzzesi operato dal Regno d’Italia, che mi tornava in mente: Cannatina. Così sono saltato in sella per arrampicarmi sulle estreme pendici del massiccio del Gran Sasso in località Cannatina. Superata l’ultima frazione abitata la strada improvvisamente ha incominciato a salire verso la montagna con forte pendenza. Le Karoo 3 mordevano l’asfalto malridotto senza particolari tentennamenti, ma da scomodamente seduto sulla sella sono passato a rimanere in piedi sulle pedane per evitare che la rigidità del settaggio delle sospensioni della moto mi distruggesse in pochi chilometri la schiena. Non sono più un giovincello. Ho dovuto arrampicarmi un bel po’ prima di incominciare a vedere qualche colore di un Autunno che tarda a fare il suo ingresso in pompa magna. Preso dalla strada il mio sguardo al panorama alle spalle è mancato se non in qualche tornante. Dava i brividi. Ero diretto verso un cielo azzurro che solo la montagna sa regalare e questo per un cittadino è un tesoro raro.

Cercavo con gli occhi l’attacco di una strada sterrata che ridiscendeva verso il piccolo paese di Santa Lucia. Trovatolo ho lasciato l’asfalto con l’intenzione di percorrere pochi metri e godermi un po’ il panorama. È stato allora che ho visto Valentino. Valentino è un signore di sessanta’anni che vive a Chieti e che con il suo quad un po’ datato ma mantenuto in ottima efficienza quando vuole gustarsi il sapore del tempo in un epoca che conosce solo tanti modi per ammazzarlo, il tempo, se ne va in giro per le montagne d’Abruzzo. Io non conoscevo Valentino, ma quando ho inforcato la strada non asfaltata sono stato ben contento di vedere qualcuno lì con un veicolo a motore. Mi sono avvicinato a questo signore per chiedere informazioni sulle condizioni della strada. È stato sufficiente dirgli buongiorno che questa insolita figura ha dato la stura ad una bella chiacchierata in quota, mentre due piccoli cani pastore momentaneamente non impegnati nel loro mestiere si erano venuti a distendere vicino a noi per un sano riposo. Che sbadigli!

Tutto intorno a noi un panorama fatto di boschi montagne paesi e valli. Abbiamo finito con il fare a gara per rintracciare luoghi è percorsi da noi fatti nei tanti anni che io e lui senza mai esserci incontrati prima avevamo percorso. Mescolato a questo aneddoti su incontri di animali selvaggi e sul senso della vita. Se ci fosse stato qualcuno a vederci da lontano si sarebbe chiesto cosa ci faranno mai insieme una kappa un quad due uomini e due cani lì sospesi tra cielo e terra? Una tale scena a vedersi era ancor più buffa di quelle narrate da Jerome nel suo Tre uomini in barca per non parlare del cane.

Delle tante cose dette una più di altre mi ha colpito per la lucidata di giudizio che quest’uomo semplice dalla parlata dialettale e da un abbigliamento dismesso aveva. Mi ha detto che fino ad una decina di anni fa non girava solo, ma con amici. Poi questi si sono messi ad andare al bar a giocare a carte e ad alzare il gomito finendo per “sedersi”. Lui non ci stava a questa trasformazione del cuore umano in un vecchio da osteria. Perciò, solo, aveva continuato a percorrere quelle strade perché, come mi ha detto, non c’è benzina migliore per affrontare una vita divisa tra lavoro e figli, lui che ne ha tirati su tre suoi oltre a quelli di alcuni suoi amici. Quassù tutto è bello e semplice e grande.

Poi come ci eravamo salutati all’inizio ci siamo salutati alla fine e lui a motore spento è andato giù per la sterrata. Io sono rimasto a fare delle foto. Avevo detto a Valentino che non conoscevo lo stato della sterrata e avrei voltato la moto per tornare indietro. Quando sono risalito sul 790 senza pensarci ho finito per non voltarla e sono andato giù seguendo la sua traccia.

Sceso a valle ero tutto sudato, ma contento che la frontiera mi aveva fatto incontrare un altro dei suoi abitanti.

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