Capitolo 7. La polvere

Tutto è venuto dalla polvere
e tutto ritorna nella polvere” (Qo 3,20)

Guardo il tachimetro e vedo correre i numeri sul piccolo display digitale, come in un countdown alla rovescia, mentre prendo velocità lungo il tratto di strada bianca dritto come un fuso che porta al centro della piana di Rascino, al confine tra Abruzzo e Lazio. Gli specchietti fotografano una nuvolaglia di polvere bianca alle mie spalle sollevata dalla moto al mio passaggio e la mia mente corre veloce ai grandi rally africani. Io non sono un pilota esperto, anzi non sono per nulla un pilota. Sento la leggerezza del manubrio data dal poco grip degli pneumatici fuori dal nero e sicuro asfalto e mi dico cosa accadrebbe se perdessi il controllo del mezzo e finissi nella polvere. La paura invade la mia mente e istintivamente la mia mano destra reagisce togliendo gas, la moto rallenta, si ferma. Uff…  con i piedi ben piantati a terra, a tenere  salda la 1090, va decisamente meglio.

Ora che riguardo le foto di quel pomeriggio di settembre mi viene da dire che quel giorno per fortuna non ho conosciuto l’onta della polvere. Ma l’appuntamento era solo rimandato. A percorrere strade e piste o carraraccie prima o poi si finisce nella polvere. E’ di qualche giorno fa la mia duplice caduta nella polvere allorché mi inerpicavo su una carraraccia di montagna. Mi dico che dovrei smettere sono vekkio ed ho famiglia. Ma poi, non lo faccio. No, non sono preda di diaboli o schizofrenie, semplicemente di una inestirpabile curiosità che certi luoghi suscitano in me ed il desiderio di vederli. Questo ovviamente comporta dei rischi, ma esiste forse una qualche attività umana che non li comporti? Possiamo vivere senza rischiare? Temo che l’aver cancellato il pericolo dalla vita abbia finito con il cancellare la voglia di vivere. Non il pericolo fa sentire vivi, ma il desiderio, e perseguirlo non è cosa per chi non ha il coraggio di affrontare il pericolo e la paura che ne consegue.

Ad ogni modo qualche giorno fa ero li seduto per terra dopo essere finito nella polvere con lo stivale in parte incastrato sotto la moto e constatavo che non v’era nessuna traccia in me dell’onta che una caduta tanto maldestra avrebbe dovuto provocare. Semplicemente mi sentivo in qualche modo a casa, lì nella polvere.

“Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere [רָפָע) afàr)] della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”

Questo breve passo della Genesi nasconde un affascinante gioco di parole. La polvere di cui parla il testo è presa da una terra di colore rossiccio, la adamah, da cui poi viene il nome dell’uomo, Adamo. Il rosso è il colore del sangue. Il legame di sangue per l’autore biblico non è con Dio da cui viene altro, ma con la terra. E’ altrettanto interessante che altrove si dica che cercare Dio è cercare l’umiltà. E umile viene da humus, un particolare tipo di terra. Si potrebbe tradurre in un tornare ad essere ciò che si era all’origine, polvere.

Queste ed altre cose mi venivano in mente lì seduto nella polvere. Così mi sono anche ricordato di una cosa che aveva scritto Flannery O’Connor, riguardava la poesia o più in genere il raccontare storie. Scriveva così l’autrice americana:

“La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi, non dovreste tentar di scrivere narrativa” (Flannery O’Connor).

Quando conosco una classe nuova do sempre gli stessi due compiti: scrivere un’avventura che si è vissuti in prima persona e immaginare un dialogo con la morte recandosi in un cimitero scegliendo una tomba e provando a parlare con la persona che lì è sepolta. Potete immaginare la faccia degli studenti e le mille obiezioni. A loro sembra una richiesta folle. Mentre dal mondo dal quale io vengo avere a che fare con la polvere è una necessità data dalla natura stessa di me e di te.

I tempi sono cambiati. E mentre io sono da anni in viaggio nel deserto tra sabbia e polvere nella speranza di raggiungere la terra promessa, gli altri sono li stesi sulla sabbia a prendere il sole e si spalmano mille olii che aiutano il corpo a colorarsi in modo meraviglioso, ma se qualche ragazzino correndo solleva un po’ di sabbia che lì investe manifestano un fastidio oltre ogni misura. Eppure è solo polvere!

Qui nella frontiera non puoi evitare di arrivare a sera e godere di un rosso tramonto senza essere stanco e tutto impolverato. Non è un posto per tutti, La Frontiera!

[…]
There’s a dark cloud rising from the desert floor
I packed my bags and I’m heading straight into the storm
gonna be a twister to blow everything down
that ain’t got the faith to stand its ground
blow away the dreams that tear you apart
blow away the dreams that break your heart
blow away the lies that leave you nothing
but lost and brokenhearted

The dogs on Main Street howl
’cause they understand
if I could take one moment into my hands
Mister I ain’t a boy, no I’m a man
and I believe in a promised land
I believe in a promised land…”.

 

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