Capitolo 10: Il treno

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It is cold, very cold. I am sitting and looking outside my window. The world is covered with snow. The fields, lawns, trees, mountain peaks, all are covered by an abundant snowfall. The cold is entering my bones with each passing minute. The train’s heating isn’t working. The staff – reduced to the conductor – fumbles here and there, but nothing. An hour later, he invites us to move to another car where he managed to provide some heat. Finally, the frost’s grip loosens and I begin to come to life once more. Everything outside continues to be immersed in the snow; as evening advances, villages become flames that prevent hope from falling into darkness.

In earlier times, I used to travel between the seas divided by the Apennine mountains, that divided the Mediterranean into the Tyrrhenian and Adriatic.

There is no West without a train that puffs between peaks and desolate landscapes. Mine doesn’t puff. The two “littorine” train wagons connected to form the entire convoy are set in motion by the muttering of the diesel engine. A train outside this world and outside of time, if compared to certain missiles on magnetic rails that cross the world, making it invisible. You can read it, every now and then, in local newspapers as the slowest train in Italy, as if the slowness was worse than the sin of Eve and Adam. From my point of view, it is the last train that deserves this name. It was the one that first  brought me to discover my “west”. Today, after so many years, that I no longer use it, I feel the desire to find those places. The stations of Aielli of Cerchio of Collarmele ofPescina di Carrito of Cocullo of Goriano-Sicoli, and again that of Prezza of Aversa degli Abruzzi and Bugnara.

I am not an enemy of technology. I like to use it as long as it stays in its place. So, on this rainy morning, on the threshold of winter, locked in an anonymous apartment in a seedy metropolis (it doesn’t matter which one, because all of them look the same, like all of its inhabitants), I sit in front of my PC, mapping a path that tomorrow will bring me again- after so many years -where my wandering started. A journey in search of time, my time. We are born in time, in a certain time, and we are children of it. I stopped looking toward the future. I had looked for a long time, but found it unattractive. Today, when I finally look out of myself (only to contemplate my West),  it’s to look at the face of my young wife (the only one who still manages to give me a tender smile) and more and more often, to imagine what is beyond the sea.

It is morning; we go to the garage and I end up arranging my luggage and connecting the GPS to the center of the 790 control deck. Pfffff, what a  struggle to transform a motorcycle designed by who knows what absent-minded designer behind a PC into a real vehicle. We are ready; we just have to start the engine to hear the dark sound of the Mivv exhaust at low revs and go.

All on board, let’s go!

Then we search the railway that stitched the Apennine countries together through fog and fields reduced to marshes. But no trace of the old train. Stopped at a rail crossing, a train much more similar to a modern tram than to an old “littorin train” passes. The sad view of the  stations awkwardly rearranged before being completely abandoned remains. This region has always suffered from the lack of rulers capable of enhancing the beauty and traditions of its hinterlands, and preventing the coast from becoming a row of concrete houses.

All I have to do is keep the memory of my west.

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Fa freddo molto freddo. Sono seduto e guardo fuori dal finestrino. Il mondo è sotto la neve. I campi i prati gli alberi le cime delle montagne, tutto ricoperto da un’abbondante nevicata. Il freddo mi sta entrando nelle ossa con il passare dei minuti. Il riscaldamento del vagone non funziona. Il personale ridotto al solo capotreno armeggia qua e là, ma nulla. Dopo un’ora ci invita a spostarci nell’altro vagone dove è riuscito a far andare il caldo. Finalmente la morsa del gelo si allenta intorno alle mie tempie e comincio a rivivere. Fuori continua ad essere immerso tutto nella neve e nella sera che avanza i paesi si trasformano in piccole gruppi di fiammelle che impediscono il precipitare della speranza nelle tenebre.
Erano i primi anni che viaggiavo tra i due mari divisi dalle montagne dell’Appennino che in tempi in cui solo occhi non umani potevano contemplare la terra hanno diviso il Mediterraneo in Tirreno e Adriatico.
Non c’è West senza treno che sbuffa tra picchi e aspri paesaggi come nel più solenne inizio che un film western abbia mai avuto: The sons of Katie Elder. Il mio non sbuffa. Le due littorine agganciate a formare l’intero convoglio sono animate dal borbottare del motore diesel. Un treno fuori dal mondo e fuori dal tempo paragonato a certi missili su rotaie magnetiche che attraversano il mondo rendendolo invisibile. Se ne legge ogni tanto sui giornali locali come il treno più lento d’Italia, quasi che la lentezza fosse peggio del peccato di Eva ed Adamo. Da parte mia è l’ultimo treno che meriti questo nome. E’ stato lui a portarmi le prime volte alla scoperta del mio west. Oggi dopo tanti anni che non lo uso più sento il desiderio di ritrovare quei posti. Le stazioni di Aielli di Cerchio di Collarmele di Pescina di Carrito di Cocullo di Goriano-Sicoli e ancora quella di Prezza di Aversa degli Abruzzi e Bugnara.
Non sono nemico della tecnologia. Mi piace usarla, purchè resti al suo posto. Così in questa piovosa mattina alle soglie dell’inverno rinchiuso dentro un anonimo appartamento di una squallida metropoli, non importa quale sia il suo nome si somigliano tutte come i suoi abitanti, mi siedo davanti al pc per disegnare una traccia gps che domani mi porti di nuovo dopo tanti anni lì dove il mio vagabondare ha avuto inizio. Un viaggio alla ricerca del tempo, il mio tempo. Nasciamo nel tempo in un certo tempo e di esso siamo figli. Ho smesso di guardare al futuro. L’ho fatto a lungo ma non vi ho trovato nulla di attraente. Oggi quando alzo lo sguardo lo faccio solo per contemplare il mio West per guardare il volto della mia giovane moglie la sola che riesce ancora a regalarmi un tenero sorriso e sempre più spesso per immaginare cosa c’è al di là del mare.
E’ mattina, scendiamo in garage finisco con il sistemare i bagagli e aggancio il gps al centro del ponte comandi della 790. Uff, che fatica trasformare una moto uscita da chissà quale distratto designer seduto comodamente dietro un pc in una autentica viaggiatrice. Siamo pronti non ci resta che accendere il motore avvertire il cupo suono dello scarico Mivv ai bassi regimi e partire.

Signori in carrozza, si parte!

Siamo poi andati alla ricerca della ferrovia che cuciva insieme i paesi dell’Appennino attraverso nebbia e campi ridotti ad acquitrini. Ma del vecchio treno nessuna traccia. Fermi ad un passaggio a livello ne abbiamo visto passare uno simile più ad un moderno tram che ad una vecchia littorina. Triste anche la vista delle stazioni rimaneggiate maldestramente prima di essere del tutto abbandonate. Questa mia regione ha sempre sofferto della mancanza di una vera classe dirigente capace di valorizzare bellezza e tradizioni del suo entroterra e impedire che la costa diventasse una sola schiera di case in cemento.

A me non resta che custodire il ricordo del mio West

bandiera-francia

Il fait froid, très froid. Je suis assis et regarde par la fenêtre. Le monde est sous la neige. Les champs, les prairies, les arbres, les sommets des montagnes, il est tout couvert d’une abondante chute de neige. Le froid pénètre dans mes os à chaque minute qui passe. Le chauffage de la voiture ne marche pas. Le personnel réduit au seul chef du train tâtonne ici et là, mais rien. Après une heure, il nous invite à passer à l’autre voiture où il est réussi à chauffer. Le givre se desserre autour de mes tempes et je commence à revivre. Dehors, tout continue d’être plongé dans la neige et dans le soir qui avance, les villages se transforment en groupes de petites flammes qui empêchent la chute de l’espoir dans l’obscurité.

C’etaient mes premières années où j’ai voyagé entre les deux mers divisées par les montagnes des Apennins qui, à une époque où seuls les yeux non humains pouvaient contempler la terre, divisaient la Méditerranée en Tyrrhénienne et Adriatique.

Il n’y a pas West sans un train qui souffle entre les sommets et les paysages désolés. Le mien ne souffle pas. Les deux petits voitures accrochés pour former tout le convoi sont animés par le murmure du moteur diesel. Un train hors du monde et hors du temps par rapport à certains missiles sur rails magnétiques qui traversent le monde le rendant invisible. J’ai lu de temps en temps dans les papiers locaux que il etait le train le plus lent d’Italie, comme si la lenteur était pire que le péché d’Eve et d’Adam. Pour moi, c’est le dernier train qui mérite ce nom. C’est lui qui m’a amené les premières fois pour découvrir mon West. Aujourd’hui, après beaucoup d’années que je ne l’utilise plus, je ressens le désir de trouver ces endroits. Les gares d’Aielli di Cerchio di Collarmele di Pescina di Carrito di Cocullo di Goriano-Sicoli et encore celle de Prezza di Aversa degli Abruzzi et Bugnara.

Je ne suis pas ennemi de la technologie. J’aime l’utiliser autant qu’il reste à sa place. En ce matin pluvieux au seuil de l’hiver serré dans un appartement anonyme dans une métropole miteuse, quel que soit son nom n’importe pas elles se rassemblemblent toutes comme ses habitants, je m’assois devant mon ordinateur pour tracer une trace GPS qui demain m’amènera à nouveau où mon errance a commencé. Un voyage à la recherche du temps, mon temps. Nous sommes nés dans le temps dans un certain temps et nous en sommes fils. J’ai arrêté de regarder vers le demain. Je l’ai fait pendant longtemps mais je n’ai rien trouvé d’attrayant. Aujourd’hui, quand je lève les yeux, je ne fais que contempler mon West, le visage de ma jeune femme la seule qui réussit encore à me faire un sourire tendre et de plus en plus souvent à imaginer ce qui est au-delà de la mer.

C’est matin, nous descendons au garage et je finis par ranger les bagages et accrocher le GPS au centre du pont de contrôle du 790. Uff, c’était vraiment fatigant de transformer une moto d’un designer distrait assis confortablement derrière un ordinateur en une authentique moto d’aventure. Mais enfin on a fait un bon travaille. Nous sommes prêts, il nous suffit de démarrer le moteur pour entendre le son sombre de l’échappement Mivv à bas régime et partir.

Messieurs en voiture, allons-y!

Nous sommes ensuite partis à la recherche du chemin de fer qui cousait les pays des Apennins à travers le brouillard et les champs réduits en marais. Mais aucune trace de l’ancien train. Arrêtés à un passage à niveau, nous en avons vu un semblable plus à un tramway moderne qu’à une vieille littorina. Également triste la vue des gares maladroitement réarrangées avant d’être complètement abandonnées. Cette région a toujours souffert de l’absence d’une véritable classe dirigeante capable de mettre en valeur la beauté et les traditions de son arrière-pays et d’empêcher à la côte de devenir une seule rangée de maisons en béton.

Tout ce que je dois faire, c’est garder la mémoire de mon West

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Es ist kalt, sehr kalt. Ich sitze und schaue aus dem Fenster. Die Welt liegt unter dem Schnee. Die Felder, die Wiesen, die Bäume, die Gipfel der Berge, alles ruht bedeckt unter einer dicken Schneedecke. Die Kälte dringt mir mit jeder Minute tiefer in die Knochen. Die Heizung des Wagens funktioniert nicht. Das auf den einzigen Zugbegleiter reduzierte Personal fummelt hier und da an Hebeln und Rohren herum, aber nichts. Nach einer Stunde lädt er uns dazu ein, in einen anderen Wagen umzusiedeln, wo er die Heizung zum Laufen gebracht hat. Schließlich löst sich der Griff des Frosts um meine Schläfen und ich fange an wieder zu leben. Draußen ist immer noch alles im Schnee versunken, und abends verwandeln sich die Dörfer in kleine Flammengruppen, die verhindern, dass die Hoffnung in der Dunkelheit zu Fall kommt.

Es war das erste Mal, dass ich zwischen den beiden von den Apenninen getrennten Meeren reiste, die seit ewigen Zeiten, in denen nur nichtmenschliche Augen das Land betrachten konnten, das Mittelmeer in Tyrrhenisches Merr und Adria teilen.

Es gibt keinen Westen ohne einen Zug, der zwischen Gipfeln und trostlosen Landschaften schnaubt. Mein Zug schnaubt nicht. Die beiden Littorinen, die den gesamten Konvoi bilden, werden durch das Gemurmel des Dieselmotors belebt. Ein Zug, der nicht von dieser Welt und sicherlich kaum zeitgemässt ist, verglichen so einigen modernen Raketen auf Magnetschienen, die heute die Welt kreuzen und sie unsichtbar machen. Ab und zu liest man von diesem meinem Zug in lokalen Zeitungen, die ihn auf den Namen “langsamster Zug Italiens” getauft haben, als ob die Langsamkeit schlimmer wäre als die Sünde von Eva und Adam. Wenn man mich fragt, dann ist er der letzte Zug, der diesen Namen wirklich verdient. Er brachte mich die ersten Male auf Entdeckungsreise in meinen Westen. Heute, nach so vielen Jahren, in denen ich ihn nicht mehr benutze, verspüre ich den Wunsch, seine Wege neu zu begehen und seine Orte erneut aufzusuchen: Die Bahnhöfe von Aielli, von Cerchio und Collarmele, von Carrito, Cocullo und Goriano-Sicoli und die von Prezza, von Aversa degli Abruzzi und Bugnara.

Ich bin kein Feind der Technologie. Ich benutze sie gerne, solange sie an ihrem Ort und an ihrer Stelle bleibt. An diesem regnerischen Morgen an der Schwelle des Winters, in dem ich in einer anonymen Wohnung in einer heruntergekommenen Metropole eingeschlossen bin, setze ich mich vor den PC, um einen GPS-Track zu zeichnen, der mich morgen nach so vielen Jahren erneut dorthin bringt, wo mein Wandern einst begann. Eine Suche nach der Zeit, meiner Zeit.

Wir werden alle in die Zeit geboren und kommen in einer bestimmten Zeit zur Welt. Wir sind Kinder einer Epoche. Ich habe aufehört, in die Zukunft zu schauen. Ich habe es lange gemacht, aber ich fand nichts Anziehendes daran. Wenn ich heute aufblicke, danni st es nur, um meinen Westen zu betrachten, um auf das Gesicht meiner jungen Frau anzusehen, die es immer noch schafft, mir ein zärtliches Lächeln zu schenken und um mir immer öfter vorzustellen, was sich wohl jenseits des Meeres befindet.

Es ist Morgen, wir gehen in die Garage und am Ende ordne ich das Gepäck und befestige das GPS-Gerät in der Mitte des KTM 790 R. Uff, wie schwierig es sein kann, ein Motorrad, das aus dem Hirn eines abeglenkten Designers herausgekommen ist, der gemùtlich am Computer saβ, in ein wahres Reisemoto zu verwandeln!

Alles ist soweit, wir müssen nur den Motor anlassen, um das dunkle Geräusch des Mivv-Auspuffs bei niedrigen Drehzahlen zu hören und loszufahren.

Meine Herrschaften, lasst uns die Reise beginne!

Wir machten uns also auf die Suche nach der Eisenbahn, die die Dörfer der Apenninen zusammennähte; durch Nebel und durch in Sümpfen reduzierte Felder. Aber keine Spur vom alten Zug. An einem Bahnübergang angehalten haben wir einen gesehen, der einer modernen Straßenbahn ähnlicher war als einer alten Littorina. Traurig auch der Blick auf die Stationen, an denen ungeschickt Hand angelegt wurden, bevor sie komplett aufgegeben wurden. Diese meine Region hat immer unter dem Mangel an Weitsicht der Führungsebene gelitten, um die Schönheit und die Traditionen ihres Hinterlandes zu verbessern und zu verhindern, dass die Küste ein einzigen Betonstreifen wird.

Mir bleibt nur die Erinnerung an jenen Westen aufrecht zu erhalten.

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