Capitolo 12: La collina degli stivali

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Who will let him see what is to come after him? (Qo 3,22)

I remember when I used to go to catechism as a child. The priest, a rude man and an authentic mountainman, tried to put some common sense into my head, but his words had already been emptied of any meaning by a world that was changing. In the end/ eventually he took us to the parish cinema hall and fed us with slaps and punches. In addition to the Hollywodian megaproductions in which Charlton Heston stood out (Ben Hur, The Ten Commandments) we were introduced to the Christian doctrine by the duo/ the famous movie couple, Bud Spencer and Terence Hill. Among the movies of the duo, I remember one that I did not understand then. Its title was “The Boot Hill”. At the time Tex Willer made his appearance in the Supergulp program dedicated to comics.For the television broadcast a story written by the duo Bonelli, father and son, graphically rendered by Galep, was chosen. The enemy of the Navajo White Chief Ranger was El Muerto. The episode ended in a cemetery with the dug pit and the carillion to mark the last seconds of silence before the word passed to the colt. The title was: “The Boot Hill”.

For my readers who are not familiar with the Frontier I will only say that “The boot hill” is the name that was given to some cemeteries during the late 19th century in the American West whose occupants had mostly died of violent death, with boots on their feet.

Here, in my west there are no such small cemeteries, but there is another kind where all those who rest there in peace died of violent death. Along the imaginary line that connects Monte Cassino to the mouth(spring – sorgente?) of the Sangro river, that the Germans called Gustav Line, you will find more than one of these boot hills.

A few days ago we were wandering along the south coast of my region when it occurred to us to climb a hill that bears the singular name of Sentinel and where the Sangro River War Cemetery is located. Once through the gate on the top of the hill, we found ourselves under a structure that reminded us of a pergola. From there you dominate the large hemicycle formed by more than 2600 white tombstones. Beyond the extreme limit of the cemetery the green hill slopes slightly towards the sea, that is not far away. Anne told me that it was somewhat strange that cemeteries are often placed in very beautiful places. We men are just weird. First we throw hundreds of young lives into the boundless violence of war and then almost as if wanting to compensate those dead lives we give them a sublime view that they will never be able to enjoy.

I went down the slopes of the hill among the ranks of the dead. I stopped to read some of their names, the nationality, the army force and the regiment to which they belonged. At first I met many graves of men from the New Zealand contingent, then aircraftmen, then others. A tomb caught me in one of the last ranks as I went up the slopes of the hill. The effigy of the regiment the young killed soldier belonged to, the Queen’s Royal Regiment, seemed similar to the Easter lamb symbol of the resurrection of Christ. The dedication said:

My dear son George/his loving smile/will always be remembered/ by mother & sisters.

I was suddenly suffocated by memories. I have never seen the war except through the eyes of my father, a veteran of war from two years of captivity in the camps in Germany.When my father, told about the war, he made it look like a Sturmtruppen strip. But woe to show him a war movie, he got up irritated saying that this was not war, that only those who lived war know it. I had to get out while I barely swallowed my tears.

In the evening I watched TV. It broadcast The Lord of the Rings by Peter Jackson. There was a scene where Pippin and Gandalf talked about death while the battle raged outside the walls of Minas Tirith.

“PIPPIN: I didn’t think it would end this way.

GANDALF: End? No, the journey doesn’t end here. Death is just another path, one that we all must take. The grey rain-curtain of this world rolls back, and all turns to silver glass, and then you see it.

PIPPIN: What? Gandalf? See what?

GANDALF: White shores, and beyond, a far green country under a swift sunrise. PIPPIN: Well, that isn’t so bad.

GANDALF: No. No, it isn’t.”

In that precise moment I remembered another scene from another movie: Blade Runner. To those who are my age it should be known. Deckart / Harrison Ford witnesses the death of the replicant Roy Betty / Rutger Hauer who says these words before dying:

I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like… tears in rain. Time to die.

I do not know what to think. At this point, I don’t know if there is a not so bad view beyond the sea or if everything I have seen will be lost in time like tears in the rain. I really don’t know. Even if I’m a frontierman I can’t see beyond the horizon.

(Thanks to Bert Shetler, a true Tucsonian rider, for reviewing and correcting the English text)

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Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui? (Qo 3,22)

Ricordo quando da bambino andavo al catechismo. Il prete, uomo rude un montanaro autentico, cercava di ficcarci un po’ di buon senso in testa, ma le sue parole erano già state svuotate di significato da un mondo che era in pieno cambiamento. A conclusione ci portava nella sala cinematografica parrocchiale e ci nutriva a sberle e cazzotti. Oltre alle megaproduzioni hollywodiane nelle quali campeggiava un michelangiolesco Charlton Heston (Ben Hur, I dieci comandamenti) venivamo introdotti alla sana dottrina cristiana dal duo Bud Spencer Terence Hill. Tra le pellicole proiettate ne ricordo una che allora non mi riuscì di capire. Il suo titolo era La collina degli stivali. In quegli stessi anni nella trasmissione Supergulp dedicata ai fumetti faceva la sua comparsa Tex Willer. Per portare l’eroe della carta stampata in tv fu scelta una storia sceneggiata dal duo Bonelli padre e figlio resa graficamente da Galep. L’ostico nemico del Ranger capo bianco dei Navajo era El Muerto. L’episodio si concludeva in un cimitero con la fossa scavata e il carillion a scandire gli ultimi secondi di silenzio prima che la parola passasse alle colt. Il titolo era: La collina degli stivali.

Per i miei lettori che non frequentano la Frontiera dirò solo che “The boot hill”, La collina degli stivali, è il nome che fu dato ad alcuni cimiteri nel corso della fine del XIX secolo nell’ovest americano i cui occupanti erano per lo più morti di morte violenta, con gli stivali ai piedi per l’appunto.
Qui nel mio west non ci sono di quei piccoli cimiteri, ma ve n’è un’altra specie dove tutti quelli che lì riposano in pace sono morti di morte violenta. Lungo la linea immaginaria che collega Monte Cassino alla foce del fiume Sangro e che i tedeschi chiamarono Linea Gustav ci si imbatte in più d’una di queste colline degli stivali.

Qualche giorno fa girogirellavamo lungo la costa sud della mia regione quando ci venne in mente di salire su di una collina che porta il singolare nome di Sentinella dove è collocato il Sangro River War Cemetery. Varcato il cancello posto sulla cima ci siamo trovati sotto una struttura cementizia che ricorda tanto un pergolato. Da lì si domina il grande emiciclo formato da più di 2600 lapidi. Oltre il limite estremo del cimitero la verde collina declina lievemente verso il mare non molto lontano. Anne mi ha detto che era alquanto singolare il fatto che i cimiteri siano collocati spesso in posti molto belli. Siamo proprio strani noi uomini. Prima gettiamo centinaia di giovani vite nella violenza senza limiti della guerra e poi quasi a voler risarcire quelle morti doniamo loro una vista sublime di cui essi non potranno godere.

Sono sceso lungo le pendici della collina tra le file dei morti. Mi sono fermato a leggere alcuni dei loro nomi la nazionalità la forza armata e il reggimento al quale appartenevano. Dapprima ho incontrato molte tombe di uomini del contingente neozelandese, poi aviatori, poi altri ancora. Ad attirarmi in una delle ultime file mentre risalivo le pendici della collina una tomba la cui effige del reparto di appartenenza del giovane soldato ucciso, il Queen’s Royal Regiment, pareva simile all’agnello pasquale simbolo della resurrezione di Cristo. La dedica recitava:

Al mio caro figlio George il cui amato sorriso ricorderemo sempre. Tua madre e le tue sorelle.

Mi sono improvvisamente sentito soffocare dai ricordi. Io non ho mai visto la guerra se non attraverso gli occhi di mio padre reduce da due anni di prigionia nei campi in Germania. Mio padre, come raccontava lui la guerra sembrava una striscia di sturmtruppen. Ma guai a fargli vedere un film di guerra, si alzava irritato dicendo che quella non era la guerra, che la guerra solo la sa chi l’ha vissuta.
Sono dovuto uscire mentre a fatica inghiottivo le lacrime.

A sera ero davanti alla tv. Assistevo alla proiezione del Signore degli Anelli. C’è stata una scena dove Pipino e Gandalf parlavano della morte mentre fuori dalle mura di Minas Tirith infuriava la battaglia.

Pipino: Non credevo sarebbe finita così..
Gandalf: Finita? No. Il viaggio non finisce qui. La morte è solo un’altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. E poi lo vedi…
Pipino: Cosa, Gandalf? Vedi cosa?
Gandalf: Bianche sponde e, al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta aurora.
Pipino: Beh, non è poi così male!
Gandalf: No… No, non lo è.

A quel punto mi è venuta in mente un’altra scena di un altro film, Blade Runner. A quelli che hanno i miei anni dovrebbe essere nota. Deckart/Harrison Ford assiste alla morte del replicante Roy Betty/Rutger Hauer il quale prima di morire dice quanto:

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire

Io non so cosa pensare. Arrivato al punto in cui sono non so se al di là del mare c’è una vista niente male o tutto ciò che ho veduto andrà perso come lacrime nella pioggia. Davvero no lo so. Anche se uomo di Frontiera non riesco a vedere oltre l’orizzonte.

 

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