Highwayman (Briganti)

Mio caro figlio tuo padre avrebbe potuto insegnarti mille mestieri, disse un giorno mia madre, io uno solo: studiare. Fu così che dopo la morte di mio padre io mi misi a studiare. Non avevo una particolare passione per lo studio, ma nella vita non sei mai tu a decidere.

Oggi passeggiavo lungo il molo della mia città. Ho incontrato una mia ex vicina di casa. Una donna sempre allegra nonostante sia costretta a girare su di una carrozzella a motore. Mi ha detto che aveva partecipato ad un corso di scrittura creativa. Lo aveva fatto per una sorta di tardiva gratitudine nei confronti del suo insegnante di italiano che aveva cercato di insegnarle qualcosa di buono nonostante lei di imparare non aveva alcuna voglia. Oggi a sessant’anni aveva compreso il valore di quelle cose e desiderava approfondirle. Mi ha anche raccontato che quando sono arrivati alle lezioni di greco, previste dal corso, tutti si volevano fare indietro e lei li aveva spronati a partecipare. Alla fine erano tutti entusiasti. La ascoltavo raccontare e mi veniva in mente che forse più che rinunciare al mio mestiere dovrei trovarmi degli alunni molto più avanti negli anni che i miei. Dovrei proprio farlo.

Molti anni or sono qualcuno disse che la terra nella quale vivo era una terra forte e gentile. Credo che questo giudizio sia frutto di una visione ideale dell’Abruzzo. Questa terra è una terra aspra, an HardLand, una terra dove, se siete fortunati, potete incontrare ancora dei Briganti

I was a highwayman
Along the coach roads I did ride
With sword and pistol by my side
Many a young maid lost her baubles to my trade
Many a soldier shed his lifeblood on my blade
The bastards hung me in the spring of twenty-five
But I am still alive.

I Briganti, tanto odiati dall’esercito di conquista piemontese quanto esaltati da una certa letteratura ideologica del tardo ‘900. Ma chi erano davvero costoro? Difficile dirlo. C’era tra loro gente d’ogni specie oltre ad ex-militari di un Regno che si era deciso di far sparire nei gabinetti d’Europa insieme ad altre realtà politiche che componevano il variegato sistema di stati dell’Italia. Fu così che mentre nasceva l’Italia unita, l’Italiella, moriva l’Italia di Dante Michelangelo Caravaggio Mantegna Leopardi e tanti altri ancora. E se Civitella del Tronto, la grande fortezza ultima a cadere solo perchè la guarnigione si arrese dopo lunghe ed estenuanti trattative ai piemontesi, decretò la fine del Regno delle due Sicilie, la resistenza all’invasore nella mia terra perdurò ancora a lungo. Una resistenza che non fu opera degli uomini, ma di una terra aspra e impenetrabile da cui quegli uomini traevano forza.

Negli anni percorrendo migliaia di chilometri in Abruzzo con ogni condizione climatica ho respirato a pieni polmoni ciò che rende l’uomo un brigante.

Un brigante non è un cafone. Silone che di cafoni se ne intendeva ebbe a scrivere:

Il cafone è un asino che ragiona. Perciò la nostra vita è cento volte peggiore di quella degli asini veri, che non ragionano. L’asino irragionevole porta 70 chili di peso, oltre non ne porta. L’asino irragionevole ha bisogno di una certa quantità di paglia. Tu non puoi ottenere da lui quello che ottieni dalla vacca, o dalla capra, o dal cavallo. Nessun ragionamento lo convince. Nessun discorso lo muove. Lui non ti capisce, o finge di non capire. Ma il cafone invece, ragiona. Il cafone può essere persuaso. Può essere persuaso a digiunare. Può essere persuaso a dar la vita per il suo padrone. Può essere persuaso ad andare in guerra.

Ma un cafone può diventare un brigante quando alza la testa.

Ricordo le prime volte che lasciavo la città in sella ad una moto. Superato quel limite che ti restituisce alla terra così come Dio l’ha fatta e l’uomo col sudore l’ha lavorata spariva quel senso di noia che ogni insignificante gesto della vita quotidiana stipato dentro una metropoli portava con se. Montagne, cieli azzurri, neve e boschi dai colori cangianti a secondo il periodo dell’anno e poi caldo e freddo e pioggia, grandine e nuvole che correvano veloci e cime che si innalzavano al di sopra di esse e fiumi impetuosi e mare che visto dall’alto di un montagna gareggiava con il cielo nel tingersi di azzurri. E’ stato così che ho incominciato a respirare a pieni polmoni un sentimento antico quanto nuovo. In questa natura così aspra e sconosciuta. Mi sentivo a casa, libero finalmente di vedere il mondo con i miei occhi di ascoltarlo odorarlo e toccarlo con il mio corpo.

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La storia ci dice delle ingiustizie che l’unità d’Italia arrecò alle popolazioni del sud, costringendole a farsi briganti o emigranti. Io non so dire se il brigante imbracciò lo schioppo per violenza, vendetta, ingiustizia o in nome di una libertà che qualcuno gli aveva rubato. Ma in giro per la mia terra ho imparato da essa che se uomo si nasce brigante se more.

Omo se nasce brigante se more
ma fino all’ ultimo avimm’a spará
e si murimmo menate nu fiore
‘e na preghiera pe sta’ libertà

Album Fotografico: Highwaymen (Briganti)

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