Ash wednesday

È davvero finito il tempo della carne o oramai da decenni invero non ha mai fine? Tuffati in questo tempo dovremmo essere tutti felici dato che i desideri vi trovano facilmente soddisfazione. La vita dello spirito, nonostante abbia avuto strenui difensori negli ultimi cento e più anni, sembra definitivamente estinguersi nell’indifferenza che genera nei più e meno giovani.

Mentre aspetto che Anne torni da scuola preparo il bagaglio della 790. Tra qualche ora si consumerà ancora una volta il rito dell’andata e ritorno a cui quella strana cosa che chiamo vita mi ha destinato. Alcuni giorni fa sono stato da Vincenzo, un simpatico quanto esperto motociclista e meccanico. Insieme abbiamo settato di nuovo la sospensione posteriore al fine di ritrovare un giusto assetto alla moto che continua ad avere un manubrio troppo leggero a scapito di una certa precisione nelle manovre a bassa velocità ed a pieno carico. Oggi sarò a pieno carico con mia moglie come passeggera e le borse piene di masserizie.

Ora che corriamo veloce sul Raccordo Anulare con lo sguardo rivolto ad est, verso i monti, rimpiango di non aver indossato i sovrapantaloni impermeabili. Lo scuro del cielo a discapito delle previsioni non promette bene. Faccio però in tempo a raggiungere un area di servizio dove rimediare. Riprendiamo. C’è vento, ma non ha assunto ancora la forma delle raffiche laterali improvvise e forti che rendono la guida pericolosa. A Carsoli l’asfalto cambia colore e diventa luccicante. È piovuto. La temperatura scende a vista d’occhio. Qualche chilometro più in là diventa chiaro che la strana schiuma che abbiamo veduto ai bordi dell’autostrada è stata prodotta dalla grandine. Ve n’è traccia non solo ai bordi della strada. Rallento per infilare il canale pulito dai mezzi pesanti passati prima di noi e procedere in sicurezza. Mentre scendiamo verso il Fucino mi guardo a destra e sinistra per decidere quale ramo di autostrada percorrere. Il cielo è chiuso ovunque. Il massiccio del Velino è nascosto dalle nuvole. Optiamo per la a24. Ma superata la prima galleria decidiamo di lasciare l’autostrada dove vento prima freddo poi e grandine non hanno reso gradevoli i chilometri. Saliamo verso Campo Felice dove ci auguriamo qualche ristoro sia aperto. Ancora vento e questa volta a raffiche. Superato il passo della Chiesuola siamo di fronta alla vista panoramica sul piccolo altopiano. Nonostante il freddo e l’ora tarda non si può fare a meno di fare una sosta di fronte a tanta bellezza. La kappa è una moto davvero incredibile rispetto a quelle da me possedute in passato. Con cautela cammina su tutto senza creare problemi di peso al suo pilota. Così la accompagno sul ciglio del dirupo tra sassi e neve ghiacciata per una foto che ha il sapore del Mio West

Finalmente a tavola davanti ad un piatto di pasta fatta a mano fumante un biçchiere di vino rosso come il sangue uno strudel caldo con guarnizione di sciroppo ai mirtilli e un caffè.

Mercoledì delle ceneri digiuno ed astinenza dalle carni. Ma per noi viaggiatori ciò significherebbe il rischio di ipotermia, siamo dispensati. La strada è un mondo a parte, forse l’ultimo reale a resistere all’avanzata di quello virtuale. Quanto ancora a lungo non so. Essa vive nello spazio e nel tempo e nei cuori affamati. Qui non serve simbolicamente rinunciare ad un piatto di carne per ritrovare lo spirito. Nessuno si mette per strada se non mosso, commosso dal suo spirito. Da quella strana e misteriosa forza che ti spinge a privarti di ogni comfort perchè dentro hai una domanda che brucia.

Recuperata la sensibilita delle mani e delle dita riprendiamo il viaggio. Ma non prima di aver usato la mia piccola gopro per scattare qualche foto ad Anne e me insieme. Non ne abbiamo molte. La macchina fotografica ha un fascino unico, ma per certe cose non è affatto pratica.

A sera davanti al pc guardo le foto. Un rito atipico questo nostro mercoledì delle ceneri. Anne ed Io in sella alla kappa con i suoi fari che brillano come perline di vetro immersi in quel paesaggio di una forza che mai uomo potrà ritrarre siamo ben poca cosa. Siamo cenere.

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