Badlands (Calanchi)

Badlands, you gotta live it everyday
let the broken hearts stand
as the price you’ve gotta pay
we’ll keep pushin’ till it’s understood
and these badlands start treating us good” (B. Springsteen)

Mi scopro ad osservare con curiosità una scena ritratta nella pietra dello stipite di una monofora di una vecchia chiesa. Un lupo insegue e morde un asino. La scena è ritratta due volte. In una delle due il lupo assume quasi i tratti di un cinghiale. Anne è nel prato antistante l’edificio attratta da alcuni mandorli. Ve n’è uno molto antico in cui le prime avvisaglie della buona stagione fanno rinascere la vita. Percorriamo altri chilometri e ci fermiamo quando la strada si appende ad una collina e alla nostra destra compaiono le Badlands. È questo il vocabolo inglese che traduce la parola italiana calanchi, una singolare conformazione del terreno che si produce per dilavamento del mare di terre argillose. Velocemente raggiungiamo Atri per pranzare in una osteria e raggiungere in località Treciminiere Simone, la nostra guida di oggi, che lì ci attende.

Ho conosciuto Simone tempo fa sul web non so più come. Ma essendo all’antica ho desiderato successivamente conoscerlo alla vecchia rude maniera, faccia a faccia davanti ad un caffè corretto. È stato lì che Simone mi ha parlato del suo lavoro di organizzatore di tour fuoristrada alla scoperta delle meraviglie della nostra Terra per conto dell’associazione Sterrare è Umano. In quell’occasione mi ha invitato a partecipare ad uno di questi giri. Nonostante non gradisco molto unirmi a gruppi di motociclisti che limitano la mia libertà di fermarmi dove e quando voglio per godermi il paesaggio ho accettato. Da una parte il buon senso mi suggeriva che per certi itinerari dove la strada si fa piena di rischi la compagnia è buona cosa dall’altra la voglia di sostenere questo giovane imprenditore che a differenza di tanti della sua generazione non si è arreso ad una vita da sdraiato sono state le ragioni della mia decisione. A causa del mio lavoro ho maturato un certo sinistro talento nel capire le persone. Simone aveva visto le foto mie e di mia moglie. Così ho inteso che sarebbe stato contento di finire catturato da una delle nostre camere. Ma per farlo ero consapevole che un giro in gruppo mal si prestava. Noi facciamo foto per diletto, per il diletto di persone a noi care che non possono girare come noi e provano piacere nel vedere bei posti anche solo attraverso una bella fotografia. Siamo dei semplici dilettanti. Ciò non toglie che una foto necessita di dedizione e pazienza la quale mal si sposa con l’impazienza di molti motociclettari che desiderano solo portare la moto ai limiti delle sue prestazioni. È stato così che è nata la giornata di oggi.

Incontrato Simone sbrigati velocemente i convenevoli ci siamo affidati alla sua guida per inoltrarci nelle Terre Cattive. E tali si sono dimostrate subito. Nemmeno 500 metri e la nostra strada scompariva sotto una coltre di acqua e fango. Simone era raggiante. In sella alla sua nuovissima Africa Twin 1100 l color nero opaco, livrea che rende la moto ancora più cattiva, non vedeva l’ora di gettarsi nel fango. Avevamo un solo problema: il sole era dalla parte sbagliata. Il nostro tentativo di attraversare a piedi il guado è riuscito maldestramente. Il fango argilloso faceva sprofondare gli stivali sotto il peso del corpo fino a mezza gamba lasciandola incollata lì. È stato allora che Simone quale novello Caronte ha dovuto traghettare prima Anne e poi me dall’altra parte tornare indietro fare dei passaggi per le foto e riportarci indietro. “Simo com’è fare foto? Faticoso?”

La notizia più brutta però l’ho avuta quando Simone mi ha avvisato che quella era la sola strada. Ora toccava a me attraversare il fango con la Kappa. Ancora adesso non saprei dire come ci sono riuscito.

Abbiamo proseguito scattando foto qua e là al che siamo giunti in prossimità di una radura con un piccolo ponte che scavalcava un fosso di scarico delle acque. Vi era lì un piccola strada che proveniva dalla nostra destra. Simone ci ha chiesto se potevamo fargli delle foto mentre la percorreva. Avendo visto in lontananza un’altra parte della strada scomparire sotto il fango ho fatto scendere Anne e le ho detto di scattare qualche foto a Simone mentre io pian pianino mi anticipavo la fangaia. Con qualche intoppo da cui mi ha tirato fuori il coltello che porto sempre con me sullo zaino da serbatoio sono passato oltre. Lì si apriva un lungo corridoio di giunchi che la luce del sole colorava di giallo oro. L’ho risalito e mi sono fermato in cima. In fondo alla discesa a chiudere il corridoio una fila di alberi dal tronco bianco. Uno scenario suggestivo. Sono sceso dalla moto ho ripercorso un centinaio di metri all’indietro e mi sono appostato per fare delle foto a Simone e Anne che sarebbero dovuti arrivare da quella direzione da lì a poco.

Aspetto. Aspetto ancora. Sono li che aspetto. È meglio che aspetto se non voglio perdere la foto. I minuti trascorrono lenti nell’attesa. Non si vede arrivare nessuno. Nessun rumore in lontananza. Mmmh è meglio scender giù a vedere che diamine è accaduto. Giunto al pontile non vedo nessuno, deserto. Penso tra me e me ironicamante: vedi cosa vuol dire sposarsi una donna tanto più giovane. Arriva il primo bellimbuso e addio moglie! Cose che capitano. Poi d’improvviso a rompere il silenzio delle Badlands un lungo Wroooommm a cui ne segue immediatamente un secondo. Ma dove? Eccone un altro e poi un altro ancora. Come Hansel e Gretel seguo le tracce. Ma non vedo nulla anche se i wroooommm si fanno più vicini. Poi d’improvviso dal fosso laterale salta fuori Anne. La vedo e le domando: ma che cavolo ci sei andata a fotografare in quel fosso di scarico? Simone, mi risponde lei. Mi avvicino al bordo guardo giù tra le sterpaglie i rami ed i tronchi spezzati e vedo Simone e la sua Africa Twin completamente immersa nel fango fino al mozzo della ruota posteriore. Accellera e spara acqua e fango ovunque ma la moto è ben piantata là. Resto basito, guardo mia moglie che mi dice: beh sai mi ha chiesto se li sarebbero venute delle belle foto, gli ho risposto che c’erano dei bei riflessi di luce e lui si è lanciato e…. sta ancora là. No Comment.

Scendo, Simone è contento di vedermi spera che con il mio aiuto riuscirà a tirarla fuori ma io ancora reduce da un brutto incidente ho una spalla che non regge il peso nemmeno di una busta della spesa. Mentre ci guardiamo intorno si sentono dei motori avvicinarsi. Anne si attacca al clacson della AT ed io risalgo e corro verso la strada principale sbracciandomi. Tre angeli in orange sulle loro leggere kappa mi vedono e si fermano. Chiedo loro se hanno voglia di farsi una sudata: c’è una moto da tirar fuori da un fiume. Non ho avuto il coraggio di chiamarlo per quello che davvero era. I tre si avviano nella direzione che gli indico mentre io li seguo a piedi poi si fermano e uno di loro si gira e mi chiede: ma dove si trova questa moto bloccata lungo il fiume. No lungo il fiume, urlo io per farmi sentire sopra il rumore dei loro scarichi, dentro il fiume e indico il fosso. Non posso raccontarvi l’espressione che si è stampata sul loro volto, non ne trovo le parole. Ricordo solo quello che uno di loro ci ha detto: Non voglio nemmeno sapere come e perchè con una moto da due quintali e più siete finiti là voglio solo sperare che riusciamo a tirarla fuori. Con corde e muscoli alla fine l’Africa è tornata a vedere la luce del sole. Sul volto di ciascuno di noi un sorriso che solo chi conosce la solidarietà della strada sa.

Il nostro itinerario è proseguita nelle badlands fino a che il sole le ha abbandonate facendole precipitare nella loro bruttezza. È stato allora che soddisfatti ci siamo avviati verso le nostre case belli sporchi di fango s sudati.

Il medioevo era un’epoca nella quale la gente era povera. Non aveva nulla di ciò che noi oggi abbiamo. Aveva però a differenza nostra una voglia di entrare dentro il mistero che la vita cela tanto che simboli allegorie fiabe leggende grandi storie erano di casa in ogni casa. Un lupo simile ad un cinghiale che insegue e morde la testardagine di un asino. Oggi il Vekkio Lupo vincendo la sua atavica ritrosia a immergersi nel fango ha finito per trasformarsi almeno per una volta in cinghiale nel fango.

Badlands, terre cattive, ma non più cattive della mia kappa!

Album fotografico Badlands