Third Act: Glory Day

Questa notte la temperatura è scesa mentre un forte vento scuoteva rumorosamente gli elementi delle vecchie tapparelle della mia camera che mal si incastrano a causa dei giunti oramai ricoperti di ruggine. L’aria salmastra del mare consuma le cose e le persone con una velocità superiore ad altri climi. È il “lato oscuro” del mare.

È domenica. Ci alziamo di buon mattino e nel silenzio indossiamo l’abbigliamento che dovrà proteggerci da eventuali cadute, di certo dal freddo, forse dalla pioggia se non anche dalla neve senza impedire tuttavia i movimenti necessari a guidare una moto di grosse dimensioni fuori dall’asfalto. Mia moglie ed io siamo attesi a Bussi sul Tirino da una recente simpatica conoscenza, Simone Romano, dell’associazione sportiva dilettantistica Sterrare è umano, per partecipare ad un piccolo tour endo/fuori strada.

Percorriamo velocemente ed in sicurezza la distanza che separa Pescara da Bussi in autostrada. Nonostante il vento che ci spinge la voce di Anne mi giunge negli auricolari del casco limpida e serena manifestando che la tensione non si è ancora impossessata di lei. È il suo primo giro di questo genere alla guida di una moto di grossa cilindrata, dimensioni e peso. E, caso singolare, oggi 8 marzo festa della donna, la Anne sarà la sola donna, la prima, che Simone avrà tra i partecipanti al suo tour in qualità di pilota.

Al ritrovo ci vengono date le ultime istruzioni per garantire che tutto si svolga in simpatia e sicurezza. Poi partiamo. Anne ed io prendiamo subito posto in fondo al gruppo. Siamo rimasti d’accordo con gli organizzatori che per non intralciare gli altri casomai la velocità del gruppo sia eccessiva per le abilità di mia moglie rallenteremo accorciando il percorso e facendoci trovare in alcuni punti stabiliti. Questo ci consentirà anche di scattare qualche foto ricordo dell’evento a ciascun partecipante senza infastidirlo con ripetute fermate.

A noi piace guardare in giro, ma non è così per tutti. Uno dei grandi cambiamenti a cui ho dovuto assistere nel corso della mia vita, è quello dell’aver disimparato a guardare. Sarà un male o un bene? Non lo so. Quello che so è che noi non possiamo fare a meno di fermare il nostro sguardo sulle cose che incontriamo mentre viaggiamo su due ruote dimenticandoci della potenza del motore della risposta delle sospensioni o dei vantaggi di una ciclistica più che di un’altra. Tutte cose importanti, ma quando arrivi ad aver reso la tua moto una perfetta macchina per viaggiare, e con lei viaggi, ti accorgi che la moto scompare e resti tu e le cose che ti sono intorno e di come esse siano cariche di mistero. Esplode allora rinnovandosì in noi la domanda che fu di ciascun poeta, di ogni uomo, dei bei vekki tempi: cosa sei uomo e dove stai volgendo il tuo sguardo e muovendo i tuoi passi?

Il cielo è grigio e l’aria fredda. Ho rimosso l’imbottitura della giacca perchè la tensione che mi genera la guida fuori dall’asfalto alza molto la temperatura del mio corpo facendomi sudare. Mentre lasciamo la valle del Tirino e ci arrampichiamo verso Rocca Calascio il freddo si fa sempre più pungente e fastidioso. Lo comunico ad Anne e lei mi risponde che invece non lo avverte anzi che è sudata. Sorrido tra me e me.

Dopo un po’ procediamo in solitaria per anticipare il gruppo per una prima serie di foto. Precedo anche io Anne nell’ultimo tratto per avere qualche scatto della Anne Gëlande Strasse in azione. Sceso dalla moto rimossi i guanti per poter gestire i comandi della macchina fotografica le mani mi si gelano in un batter d’occhio mentre sparuti fiocchi di neve fanno la loro comparsa ricordandomi che siamo ancora in inverno nonostante tutto. Anne sale a sua volta giusto in tempo per prendere posizione con la sua macchina fotografica. Il gruppo è alle nostre calcagna e velocemente passa la nostra posizione con alcuni dei partecipanti che fanno bella mostra delle loro abilità di guida.

Si continua. Scendiamo di quota e ci ritroviamo in una piana dove il nostro tour leader decide di immortalarci con uno di quei strani zanzaroni con una telecamera a bordo. Non so che dire dei droni. Le immagini che si realizzano con questi apparecchi hanno un grande fascino. Ma io con loro non ho ancora un buon rapporto. La fotografia per me non è una passione, non ho mai avuto questo tipo di passione. È guardare con i miei occhi che mi appassiona. Una mia foto è un malriuscito tentativo di fermare ciò che essi hanno veduto. Non ho mai imparato a volare e guardare il mondo dall’alto. E’ cosa per volatili, aeroplani e piloti di aeroplani e per satelliti non per un pellegrino su due ruote quale io mi sono ritrovato ad essere. Ciononostante volentieri assecondo Simone quando chiede anche a me di prestarmi ad una ripresa del suo zanzarone.

Si continua in paesaggi a me noti, ma che si rinnovano ad ogni sguardo. Anne è all’un tempo tesa per la guida e commossa per ciò che vede. Come avevo detto a Simone alcuni giorni fa: Simone se ci fai passare di qua Anne tira il freno a mano scende si perde tra boschi piante e fiori e addio per sempre. Così sento la voce di mia moglie negli auricolari che interrompe di tanto in tanto il silenzio per dirmi: qui ci dobbiamo tornare. Io verrò con le mie matite colorate e i miei fogli da disegno, tu mi lascerai poi tornerai a prendermi a sera.

I chilometri che mancano all’arrivo si consumano velocemente e finalmente tornati a Bussi prendiamo posto a tavola e tra risate battute e racconti consumiamo un lauto pranzo. Siamo i primi a lasciare la tavola a causa di impegni domestici. Ma non prima che Simone ci ringrazi per la nostra bella partecipazione e si dichiari singolarmente sorpreso dell’aver conosciuto due strani viaggiatori come la Anne ed io.

A me non resta che ringraziarlo a mia volta per aver regalato ad Anne il suo giorno di gloria on e off road.

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Anne ora è a tutti gli effetti Frëulain Gëlande Strasse.

Album foto: Three days

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