Una piccola vacanza di famiglia

«O ben finiti, o già spiriti eletti», 
Virgilio incominciò, «per quella pace 
ch’i’ credo che per voi tutti s’aspetti,

ditene dove la montagna giace 
sì che possibil sia l’andare in suso; 
ché perder tempo a chi più sa più spiace».

Esiste davvero una scorciatoia o un passaggio meno aspro per salire in vetta? Forse. Ma io non lo conosco. E qui nel mondo dei vivi non mi è dato chieder consiglio alle anime dei morti come per Virgilio guida di Dante.

La strada si inerpica tra forti pendenze, strette curve, discese e tratti dove la brina resiste anche nelle ore più calde della giornata, trasformata in ghiaccio dall’ombra mentre alla nostra sinistra l’aspra rupe della fortezza di Civitella del Tronto domina il vecchio confine tra Regno delle due Sicilie e Stato Pontificio.

Con fatica mia moglie ed io ci siamo ritagliati due giorni di vacanza in quello che pare un impegno senza tregua, accudire una persona anziana malata di demenza senile. Abbiamo optato in questo inizio di gennaio non particolarmente ostico dal punto di vista climatico di soggiornare in uno dei paesi colpiti dal terremoto di qualche anno fa: Grisciano, terra natale della Gricia. Ci è parsa, come a tanti altri, una buona idea sostenere la vita che riparte in quei luoghi. Il nostro piccolo itinerario prevede che attraversiamo i Monti della Laga partendo dal Teramano ridiscendiamo nella valle del Tronto per inoltrarci tra i monti sibillini fino a raggiungere la ben conosciuta piana di Castelluccio da Norcia.

I Monti della Laga che insieme al Gran Sasso costituiscono uno dei parchi nazionali più estesi della penisola hanno un qualcosa di singolare. Lì il tempo sembra essersi fermato. Le strade si presentano abbandonate e dirute e non pochi sono i paesi fantasma che li abitano. Così, desiderosi di vedere una di queste ghost town facciamo una prima tappa a Faraone Antico prima di perderci tra le montagne. Il solenne arco che ci introduce al piccolo borgo, adornato di una madonna con bambino in terracotta, spunta fuori all’improvviso tra le sterpaglie in cima ad una breve salita. Entriamo con tutta la moto e la parcheggiamo davanti all’edificio che presenta le migliori condizioni: la chiesa di Santa Maria delle Misericordie. Ci aggiriamo tra case dirute spesso ridotte ad un solo muro mentre edera ed ogni altra sorta di rampicante le avvolgono nella loro morsa verde. In un angolo del borgo si vede una casa ristrutturata, ma con finestre e porte ben sbarrate. Mi domando chi ha voluto qui tornare per cercare un po di pace per poi desistere nell’intento. Il luogo non invita invero a volervi risiedere se non per una notte tra lucertole ragni e altri abitanti del genere.

Tornati indietro imbocchiamo la SP52 che poi cambia nome in SP49 c e in prossimita di Macchia da Sole vediamo comparire sulla nostra sinistra ben camuffati con il colore della montagna i resti dell’imponente struttura di Castel Manfrino, fortificazione che insieme alla fortezza di Civitella controllavano le sole strade che collegavano Ascoli a Teramo. Spesso mi viene da pensare a quanto l’Italia era diversa non più di qualche centinaio di anni fa. Oggi questi luoghi sono desolati ed hanno subito un’emorragia nemmeno tanto lenta degli abitanti fino a lasciare solo mura dirute e deserte se si eccettua qualche  località dove un turismo che non ama i luoghi affollati vi trova dimora durante l’estate. Una terra di castelli e di fondazioni monastiche sono andato scoprendo in questi ultimi mesi a causa della mia ridotta libertà di movimento che mi ha consentito di conoscere molto più da vicino le provincie di Pescara, Teramo e l’Aquila. Una terra che deve aver conosciuto un ardimento notevole nei luminosi secoli del medioevo e che ora pare non far tesoro di quella sua antica stirpe.

Superati i ruderi la strada improvvisamente finisce per lunghi tratti all’ombra presentando neve, ghiaccio e brina. Cerco anche il più piccolo passaggio per evitare un antipatico scivolone. La minuscola banchina si presta bene. Sotto non c’è l’asfalto ad indurire la neve al passaggio dei 200 chilogrammi e più della kappa, ma la terra e gli artigli degli pneumatici riescono ad affondare nel sottile strato bianco raggiungendola  assicurandomi così la giusta tenuta. Siamo diretti a Vallinquina per visitare un altro minuscolo borgo fantasma dominato dal Castel Bonifaci, residenza fatta costruire da un notabile locale in stile neogotico nel XIX secolo. Arrivati con nostra sorpresa scopriamo che sono in atto lavori di restauro di questa struttura circondata da travi di sostegno e ponteggi. Nessuno in vista. Approfitto per varcare il portale d’ingresso e scattare due foto nei vicolo che si aprono tra le abitazioni.

Riprendiamo il nostro itinerario che ci porta a Valle Castellana il paese più importante tra i Monati della Laga. Voltiamo verso Ascoli nella speranza di trovare un ristorante aperto, ma non siamo fortunati così non resta che raggiungere la valle del fiume Tronto e finalmente ad Acquasanta Terme ci godiamo un bel pranzo seduti comodamente a tavola nel ristorante di un locale albergo. Non è un inverno freddo quello cominciato da un paio di settimane e ne lo sarà nel proseguo. Ma viaggiare in moto non è come viaggiare seduti comodamente in un veicolo chiuso dotato di riscaldamento e sebbene abbiamo una grande esperienza di abbigliamento per viaggiare in ogni condizione il freddo alla lunga si fa sentire ed è bello ritrovarsi seduti al caldo davanti ad un bel piatto di pasta calda ed un bicchiere di vino rosso. Confesso che non capisco più questo mio paese che passa da un eccesso all’altro, da un libertinismo educativo che sponsorizza qualsiasi vizio ad un eccesso di moralismo normativo dimenticando l’antico adagio che in medium stat virtus!

Preso il caffè ripartiamo in fretta, vorremmo tentare di salire a Castelluccio per cogliere la piana con gli ultimi raggi di sole prima di dirigerci in albergo.

Passare tra le macerie dei paesi colpiti dal terremoto produce sempre una stretta al cuore. A rinfonderci speranza è la luce del sole. Superata forca di Presta scendiamo verso la piana di Castelluccio tutto colorata d’oro dai raggi del sole che obliqui investono l’erba che adorna gli altopiani appenninici nella stagione fredda conferendogli i più bei colori di tutto l’anno. Ci fermiamo per alcune foto poi data l’ora e la temperatura che scende in fretta per la stessa strada dalla quale siamo venuti torniamo indietro mentre il profilo delle montagne si riveste dei colori del crepuscolo. A sera giungiamo finalmente al nostro albergo dove preso possesso della stanza e sistemati moto e bagagli ci godiamo una solenne cena nella sala del piccolo ristorante riscaldata da un grosso camino che fa la gioia di Anne.

E’ mattina, consumata la colazione, usciamo dall’albergo e sistemiamo i bagagli sulla moto. Accendo il quadro degli strumenti, il termometro segno -1. Fa freddo. L’erba nei campi è ancora sotto il morso della brina, ma il sole bacia le pendici delle montagne dall’altra parte della valle. In montagna ci sarà già  il sole e troveremo una temperatura di certo più favorevole alla nostra piccola famiglia motoviaggiatrice.

Saliamo di nuovo per forca di Presta non sappiamo se le altre strade sono praticabile. Passiamo così nuovamente tra le piccole frazioni di Arquata del Tronto ridotte a macerie dal sisma. Il cielo è di un azzurro intenso mentre ci arrampichiamo sulle pendici del monte Vettore. Ci fermiamo prima della forca e scendiamo verso un abbeveratoio che presenta singolari formazioni di ghiaccio tutto intorno. Ne approfittiamo per qualche foto di famiglia. Proprio in questo punto senza avvedersene Anne smarrisce il suo telefono ed il suo portafoglio che un provvidenziale “angelo della strada” ritroverà. E si a Castelluccio, dopo essere rimasti a lungo in contatto speriamo di incontrare il Knero o Kappa Nero Fabrizio, motogirovago dei Sibillini le cui foto delle sue imprese motociclettare ci hanno affascinato a lungo.

E così accade. Siamo da poco ridiscesi dalla strada bianca che sale alle spalle del paese che da nome al piccolo altopiano dove Anne si è accorta di non aver più con se il telefono che all’incrocio della strada che viene da Forca di Presta con quella che proviene dal Rifugio Perugia incontriamo il Knero in sella alla sua KTM 1190 Adventure R, moto dal fascino unico vista l’esuberanza del suo motore. E’ riuscito a strappare qualche ora al suo lavoro all’ultimo momento per venire su a conoscerci. Ci piacerebbe prendere il caffè con lui, ma Anne è molto agitata per lo smarrimento del suo telefono così decidiamo di tornare verso l’abbeveratoio per cercare in quel punto, l’unico nel quale ci siamo fermati per delle fotografie. Il Knero senza indugio si unisce a noi per la nostra piccola ricerca. Giunti sul posto ci guardiamo intorno e ritroviamo il telefono. Stiamo per andar via quando il Knero si ferma e si avvede che perterra schiacciaato dai nostri pneumatici c’è un portafoglio di minuscole dimensioni. Mi chiama e mi dice: non è che avete perso altro? Faccio spallucce, proprio non so. Poi conoscendo Anne la chiamo e le chiedo se le manca qualcosa d’altro oltre allo smartphone come ad esempio un portafoglio. Si è la risposta allarmata di Anne. La tranquillizziamo abbiamo trovato anche quello.

Tutti contenti ci concediamo il lusso di qualche scatto suggestivo in un piccolo set che in foto ci proietta magicamente nelle lande sconfinate dell’Asia. Magia della fotografia! Fabrizio ha fretta e ci saluta con la promessa che appena sarà possibile dobbiamo reincontrarci con più calma. Guardo l’orologio, la strada per Pescara è lunga, meglio che ci avviamo anche noi.

La veloce corsa in autostrada da Ascoli a Pescara Nord sono l’occasione per ripensare a questi due brevi giorni di inizio gennaio dove la nostra piccola famiglia si è goduta la sua piccola vacanza.

Album Foto: Una piccola vacanza di una piccola famiglia

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