Old & New Roads

Forse alcuni, tra i più antichi, ricordano l’adagio: chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova. Mi sono chiesto a lungo come intenderlo. Eccesso di prudenza, sfiducia verso il futuro, forte legame con il mondo al quale si appartiene… o semplicemente desiderio di cose reali, fatte di carne e di ossa? Probabile quest’ultima sottolineatura non era nelle intenzioni di chi coniò quell’adagio. Non si era visto mai un cambiamento come quello avvenuto negli ultimi decenni. La nascita di un nuovo mondo. Non un mondo al di là dell’Oceano che è da scoprire, ma proprio la creazione ex nihilo di un nuovo mondo, quello virtuale. Un mondo così nuovo da possedere una forza seducente come mai nessuno prima. E il mondo reale ne è diventato dipendente, succube azzarderei schiavo. Insomma è passato in second’ordine.Cosa centra tutto questo con la foto qui sotto? Presto detto.Lunedì scorso ho smontato e rimontato il bluethoot nel casco di Anne, mia moglie. Improvvisamente si era bloccato acceso e non rispondeva più a comando alcuno. Scollegato e ricollegato è tornato in funzione. Così dopo averlo caricato connesso al mio smartphone sono salito in sella alla moto che vedete qui sotto per provarlo. Senza volerlo ho avviato un po di musica. Chi mi conosce sa cosa ho ascoltato. Dopo aver gironzolato un po’ per la mia città e dintorni, forse spinto dalla musica o forse da qualcos’altro ancora, ho preso la prima strada per la montagna nonostante la pioggia e le nuvole che ne nascondevano tutte le cime. E ho continuato a girare a lungo. C’era un qualcosa che mi diceva: vai avanti, vai avanti non ti fermare. Ancora, ancora e ancora e… Non era certo il bluethoot, forse la musica? Non era certo il freddo anche se sospetto che con la complicità della pioggia abbiano tramato qualcosa. I meravigliosi paesaggi di un ritrovato principio d’autunno di certo loro si. Ma tutto questo non mi spiegava fino in fondo la voglia di andare. Erano l’odore di benzina che il vecchio sistema di alimentazione a carburatori porta con se, il lento borbottare da vecchia caffettiera degli scarichi che filtrava attraverso il casco e lo stare seduto lassù a quella inusuale altezza che questa vecchia KTM conserva i veri complici di questo mio girare solitario. Ultimamente mi sono sentito dire che la vita va avanti le cose progrediscono. Non so che farci. Il mondo virtuale, sul quale ora scrivo questo pensiero come un messaggio in una bottiglia lanciato nel mare dell’indifferenza, non mi attrae, non mi seduce. La 950 si!

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